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Firenze
Firenze
chiesa
sussidiaria
S. Agata
Parrocchia di San Giovannino dei Cavalieri a Firenze
Pianta; Facciata; Campanile; Interno; Elementi decorativi; Pavimenti e pavimentazioni; Coperture
presbiterio - intervento strutturale (1980 (?))
1085 - 1212(origini carattere generale); 1246 - 1303(cenni storici carattere generale); 1319 - 1389(cenni storici carattere generale); 1435 - XV(cenni storici carattere generale); XV fine - 1520(cenni storici affreschi
annessioni al monastero ); 1527 - 1527(cenni storici carattere generale); 1569 - 1586(cenni storici ristrutturazione e consacrazione della chiesa ); 1582 - 1592(cenni storici affreschi
ricostruzione della facciata ); 1592 - 1600(cenni storici dipinto su tavola
precedente arredo ); 1610 ca - 1644(cenni storici dipinti
reliquie ); 1650 ca - 1670 ca(cenni storici dipinto su tela); XVII fine - XVIII iniz(cenni storici dipinti su tela); 1780 - 1794(cenni storici carattere generale); 1808 - 1847(cenni storici soppressione monastero
creazione Conservatorio); 1852 - 1852 post(cenni storici carattere generale); 1861 - 1861(cenni storici carattere generale); 2023 - 2024(vicende conservative intero bene)
Chiesa di Sant'Agata
Tipologia e qualificazione chiesa sussidiaria
Denominazione Chiesa di Sant'Agata <Firenze>
Altre denominazioni S. Agata
Ambito culturale (ruolo)
romanico (impianto)
tardo manierismo (ricostruzione)
Notizie Storiche

1085 - 1212 (origini carattere generale)

Secondo talune fonti la fondazione del monastero di S. Agata risale circa al 1185 (ma il Richa riporta invece un documento dove la fondazione è chiaramente datata al 1085) e ad esso nel tempo verranno uniti ben dodici monasteri femminili. Almeno dal 1211 vi risiedono le “Monache di S. Agata”; nel 1212 la chiesa ivi esistente è retta dal priore Bene.

1246 - 1303 (cenni storici carattere generale)

In seguito, secondo talune fonti (come il Richa), solo dopo la battaglia di Campaldino del 1289 si uniscono alle monache di S. Agata le Camaldolesi di Bibbiena: le “Donne di S. Andrea di Bibbiena”, dette anche di Lontrina dal Poggio di Lontrina (dall’etrusco Lautheri), dominante il luogo dove l'antico ponte di Bibbiena traversava l'Arno presso il sito delle scomparsa pieve di Arcèna (dall’etrusco Arcnal); però il “Monasterium ad locum de Bibbiena in via Sancti Galli” è già citato così nel 1246. ”. La chiesa viene forse ristrutturata attorno al 1289. In un documento del 1292 sono ricordate le “Dominae de Bibbiena in via Sancti Galli” e nel 1301 le “Moniales Sanctae Agathae in via Sancti Galli, alias vocatae le Donne di Bibbiena. Nel 1302 le monache di S. Agata e le Donne di Bibbiena, insieme, eleggono la comune badessa; nel 1303 si afferma, in un altro documento, che “Moniales Sanctae Agathae de via Sancti Galli et Sancti Andreae de Bibbiena in eodem Monasterio [sunt] degentes”.

1319 - 1389 (cenni storici carattere generale)

Le Donne di Bibbiena sono così rammentate ancora nel 1319, nel 1377 e nel 1389. Nel 1328 le monache ottengono la “licenza di aprire Chiesa, e alzar Campanile” (Giuseppe Richa). Nel 1361 vi sono unite le monache di S. Francesco a Montemassi di Vicchio. È uno dei più ricchi monasteri della città per i molti lasciti e per la riunione ad esso in vari tempi di altri monasteri e luoghi pii.

1435 - XV (cenni storici carattere generale)

Nel 1435 Eugenio IV unisce al monastero di S. Agata le monache benedettine di S. Silvestro, di S. Maria della Neve e di S. Orsola. Nel 1437-1438 le monache ottengono licenza papale di poter vendere un ‘palagetto’ posto vicino alla chiesa di S. Orsola per poter ampliare il monastero e forse rimaneggiare anche la chiesa. Daniele (Daniello) di Niccolò Delli, detto Dello (1403-post 1466) dipinge un corridoio del monastero.

XV fine - 1520 (cenni storici affreschi, annessioni al monastero )

Nella sagrestia della chiesa monastica è realizzato un ciclo d’affreschi entro un loggiato virtuale, che s’inserisce sotto gli archi reali. È attribuito a vari artisti: al Maestro del Tondo Borghese (“Annunciazione” ed alcuni Santi e monache), alla cerchia di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio (1449-1494) (“San Francesco d'Assisi”) e ad un artista dell'ambito di Raffaellino del Garbo (1466-1524) (“San Giovanni Battista”). Nel 1507 Giulio II unisce al monastero le chiese di S. Ilario a Pitigliolo e di S. Cristina a Pancole (Greve in Chianti), quindi nel 1520 Leone X gli dona la chiesa di S. Giusto a Campi Bisenzio, già di patronato dei Sodi. Il monastero gode della protezione del cardinal Lorenzo Pucci (1458-1531).

1527  (cenni storici carattere generale)

Nel 1527 si estende a Firenze il contagio della peste, il cui primo focolaio è nel monastero di S. Agata, dove muore una monaca.

1569 - 1586 (cenni storici ristrutturazione e consacrazione della chiesa )

L’11 luglio 1569 l’arcivescovo Antonio Altoviti (1521-1573) consacra la chiesa, che era stata già in parte di nuovo ristrutturata. Nel 1571 Giovan Francesco di Cambio di Antonio degli Infangati (m. 1585), protonotario apostolico e conte palatino, canonico fiorentino dal 1558, fonda una cappellania in chiesa e vi è sepolto nel 1586.

1582 - 1592 (cenni storici affreschi, ricostruzione della facciata )

La facciata è fatta rifare per volere testamentario del 5 giugno 1592 del senatore Lorenzo di Piero de’ Pucci (1520-1592), incaricando Alessandro Allori (1535-1607), che qui dà una rara prova come architetto. Le parti scultoree, da lui disegnate, sono eseguite dallo scalpellino Jacopo di Zanobi Piccardi (noto 1574-1594) da Rovezzano, amico e collaboratore del Giambologna. I lavori alla facciata proseguono fino al 1597, ma quelli di ristrutturazione interna, dopo la consacrazione del 1569, erano riprincipiati almeno un decennio prima, sempre patrocinati dal Pucci. Infatti, nel 1582/1583, su un disegno forse dell’Allori, Giovanni Bizzelli (1556-1612) eseguiva i due affreschi con il “Martirio e la Sepoltura di Sant'Agata” di lato all’altar maggiore.

1592 - 1600 (cenni storici dipinto su tavola, precedente arredo )

Lo stesso Allori dipinge per l’altar maggiore la tavola con le “Nozze di Cana” (databile al 1592/1600) e forse, secondo talune fonti, affrescherebbe parte del presbiterio (i coretti illusori nelle pareti laterali). Nella nuova chiesa confluiscono varie opere precedenti: un'“Annunciazione” di Neri di Bicci (1418/1420-1492) databile al 1442/1444); un “Cristo benedicente” della bottega del Verrocchio (1435-1488); i “Santi Sebastiano e Rocco”, del 1530 circa, della bottega di Ridolfo del Ghirlandaio (1483-1561); una “Visitazione” del Maestro di Serumido del 1530 circa; una “Madonna con il Bambino e i Santi Giuseppe, Giovanni Evangelista, Gregorio Magno, un Santo diacono ed una Santa” di Lorenzo di Credi (1459/1460-1537), databile al 1525/1537 ed una “Madonna della Cintola tra i Santi Benedetto e Scolastica” di Girolamo Macchietti (1535-1592), eseguita forse in collaborazione con Mirabello Cavalori (m. post 1572).

1610 ca - 1644 (cenni storici dipinti, reliquie )

Agli inizi del Seicento (1610 circa) è realizzato un “Trionfo di San Tommaso d'Aquino”, forse di Scuola Romana. Domenico Cresti, detto il Passignano (1559-1638) realizza una “Crocifissione di Sant'Andrea”. Tra il secondo e il terzo decennio del Seicento la monaca Ortensia di Giovanni Fedeli (1569-post 1630), entrata nel monastero nel 1582 ed allieva di Jacopo Ligozzi (1547-1627), dipinge alcune lunette con le “Storie di S. Agata” (ne rimane oggi solo quella con “Sant’Agata portata in cielo dagli Angeli' nella Villa la Quiete). Sappiamo che il Ligozzi, oltre a realizzare opere per il monastero (una copia dell’“Annunciazione” della SS. Annunziata realizzata nel 1617 per il coro alto delle monache), fornisce disegni alle donne che lì si dedicano alla pittura,. Nel 1644 viene fatto traslare in chiesa il corpo del martire Teodoro, tratto nel 1640 dalle catacombe romane di S. Callisto, grazie a Urbano VIII, la cui cognata, Costanza Magalotti, è sorella di Maria Angelica, monaca di S. Agata.

1650 ca - 1670 ca (cenni storici dipinto su tela)

Sempre nel Seicento Mario Balassi (1604-1667) dipinge una “Deposizione”. Nel 1650/1670 un anonimo artista della cerchia di Francesco Curradi (1570-1661) esegue una tela con “Sant'Agata in carcere curata miracolosamente da San Pietro”,

XVII fine - XVIII iniz (cenni storici dipinti su tela)

Tra fine Seicento ed inizi del Settecento forse Giovanni Maria Morandi (1622-1717) esegue un'“Apparizione della Madonna a San Filippo Neri”. Nel Settecento la bottega di Vincenzo Meucci (1694-1766) realizza una “Sacra Famiglia con i Santi Elisabetta e Giovannino”.

1780 - 1794 (cenni storici carattere generale)

Dal 1780 hanno sede nel monastero le Montalve, ma nel 1783 “le Monache e Monastero di S. Agata ebbero la loro soppressione […], e [furono] mandate in altri Conventi a loro piacimento, e solo vi restarono le Suore del Conservatorio delle Montalve” (Vincenzio Follini, Modesto Rastrelli). A queste il 17 settembre 1794 subentrano le Oblate Agostiniane di S. Giuseppe in S. Frediano, provenienti da Monticelli.

1808 - 1847 (cenni storici soppressione monastero, creazione Conservatorio)

Il monastero è soppresso nel 1808 e ripristinato dopo il 1814. Nel 1818 è ingrandito con la riunione del contiguo monastero di S. Clemente e quindi nel 1828 con l’aggregazione di una parte di un orto e di un fabbricato che prima apparteneva al monastero di S. Lucia a Camporeggi e che, per l'apertura della via di S. Anna, erano rimasti da esso separate. In quel periodo diviene il "Conservatorio di Sant'Agata e Sant’Andrea di Bibbiena", così documentatoci dal Santoni nel 1847.

1852 - 1852 post (cenni storici carattere generale)

Il Conservatorio è soppresso nel 1852, “sia per il diminuito numero delle alunne, come per la non troppo regolare disciplina, in notabil decadenza”. I locali sono allora passati al Seminario fiorentino, che li vende al Governo lorenese per farne un ospedale militare per le truppe austriache di stanza in Toscana. La chiesa invece rimase alla Diocesi fiorentina.

1861  (cenni storici carattere generale)

Dopo l'annessione della Toscana, nel 1861, con il Regno d’Italia, il complesso diviene regio ospedale militare. La chiesa continua a dipendere dalla Curia.

2023 - 2024 (vicende conservative intero bene)

Dopo un puntuale restauro eseguito grazie alle elargizioni della famiglia Chbeir, la chiesa viene inaugurata il 26 maggio 2024 dal patriarca d’Antiochia Mar Béchara Boutros El Raï (n. 1949) come parrocchia di S. Charbel Makhluf dei libanesi maroniti.
Descrizione

La chiesa di S. Agata si trova a Firenze. Sorge in via San Gallo. Il complesso è costituito dalla chiesa, dalla sagrestia posta a tergo, da una cappella laterale, ornata con un affresco, e da due vani ove ha sede anche l’ufficio parrocchiale. La facciata è a capanna, la pianta ad aula.
Pianta
La chiesa ha una pianta ad aula. Alla cappella laterale si accede mediante una porta posta nella parete laterale sinistra del presbiterio e, con ingresso in quella opposta, mediante i due vani dell’ufficio parrocchiale. Ai lati del presbiterio sono aperte, a fil di parete, due porte d’accesso alla retrostante sagrestia. Le dimensioni indicative dell'interno della chiesa sono: lunghezza totale: m 25,50; lunghezza fino alle colonne sottostanti il coro alto: m 14,30; larghezza della navata: m 9,00.
Facciata
La splendida facciata, di gusto manierista, è a capanna, tutte le scansioni architettoniche sono in arenaria. Inquadrata da due lesene laterali tuscaniche d’ordine rustico, con il fusto dato da conci alterni in aggetto, sovrastate dal frontone, presenta la superficie suddivisa in rettangoli mediante una rete di fasce d’arenaria disposte a scacchiera. Entro i riquadri o moduli inferiori sono il portale centrale, qualificato da un frontoncino triangolare al di sopra di una trabeazione con mensole laterali recanti volti femminili, e due finestrelle ellittiche munite d’inferriata. Nei riquadri intermedi si trovano lo stemma centrale dei Pucci, assai consunto, e due edicole laterali con nicchie catinate prive di statue; nei riquadri superiori sono il finestrone mediano, recante un frontone centinato su mensole laterali fortemente degradato, e due finestrelle laterali rettangolare con una graziosa mostra tardomanierista. Sotto lo stemma e nel fregio della trabeazione del portale correvano le iscrizioni, oggi quasi del tutto abrase, "LAVRENTIVS PVCCIVS / PETRI FILIVS” E “DIVÆ AGATHÆ VIRGINI ET MARTIRI". Il portone è ligneo e finemente scolpito; nelle ante, probabilmente disegnate dall'Allori, si vedono le tenaglie con i seni, simbolo del martirio della Santa, e di lato gli scudi con lo stemma dei Pucci.
Campanile
Il campanile è a vela, impostato centralmente, a tergo, sulla copertura, provvisto di due campane, attualmente non azionabili.
Interno
L’interno è costituito da una singola ed ampia aula che, subito oltre l’ingresso, è sormontata da un ampio vano che fu il coro alto delle monache. Alla parete destra, al di sotto di tale coro, sono la “Sacra Famiglia con i Santi Elisabetta e Giovannino” della bottega del Meucci, la “Deposizione” del Balassi e l'“Annunciazione” di Neri di Bicci, mentre sulla parete sinistra sono i “Santi Sebastiano e Rocco” della bottega di Ridolfo del Ghirlandaio, l'“Apparizione della Madonna a San Filippo Neri” attribuita al Morandi e “Santa Margherita d’Antiochia” del primo quarto del Cinquecento. Oltrepassate tre arcate impostate su due colonne tuscaniche – forse in pietra – il cui aspetto attuale marmorizzato è esito di numerose riverniciature, l’aula si protende verso presbiterio, ove si trova l’altar maggiore in arenaria ed il maestoso dossale ligneo, con un frontone centinato e dorato posto al di sopra di una trabeazione sorretta da due semicolonne corinzie, contenente le “Nozze di Cana” dell’Allori. Sopra una mensoletta lignea è collocato il tabernacolo frontonato. Gli affreschi ai lati sono quelli del Bizzelli. Alla parete a destra del presbiterio sono la tela con “Sant'Agata in carcere curata miracolosamente da San Pietro” e il pulpito con le tenaglie ed il seno di S. Agata e lo stemma dei Pucci. Su quella sinistra è una “Sacra Conversazione” (“Madonna con il Bambino e due Santi”) di Lorenzo di Credi. All'altare destro dello stesso presbiterio è la “Crocifissione di Sant'Andrea” del Passignano. A quello sinistro è invece la tavola con la “Madonna della Cintola” del Macchietti . Sotto di esso è posto l’urna secentesca di “San Teodoro Martire”. I due altari laterali hanno la mensa in arenaria, poggiante su balaustri lapidei verniciati a marmorino. Il portale nella parete sinistra è in arenaria e dà accesso alla cappella, già sagrestia, dove sono i pregevoli affreschi prospettici tardoquattrocenteschi-primocinquecenteschi. In chiesa sono conservati anche la “Visitazione” del Maestro di Serumido ed il “Trionfo di San Tommaso d'Aquino”. Tutte le pareti della chiesa sono decorate; sotto il coro le scansioni architettoniche sono dipinte. Nell’area presbiteriale le pareti sono perimetrale in alto da scene con le “Storie della Madonna”, che trovano contrappunto finale nell’ovale al centro della copertura piana, recante l’“Incoronazione della Vergine”. La bussola in controfacciata è lignea, le due acquasantiere sono in marmo, così come i due busti alle pareti di membri della famiglia Pucci. La chiesa prende luce dalle finestre aperte in controfacciata (due ai lati della bussola, due nel vano ove un tempo fu il coro alto) e dalla finestra posta nella parete laterale destra del presbiterio. Nella sagrestia si trova il ciclo d’affreschi tardoquattrocentesco. Qui è conservato anche il “Cristo benedicente” della bottega del Verrocchio. L'altezza massima del presbiterio è m 11,60, la minima, sotto al coro, m 6,10.
Elementi decorativi
Dossale dell’altar maggiore; pitture murali cinquecentesche; busti marmorei.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione è in cotto, con mattoni rettangolari disposti in diagonale; presso il presbiterio sono lastre in marmo.
Coperture
Un ampio soffitto a cassettoni dipinti copre il presbiterio. Il settore al di sotto del coro alto è perimetralmente a volta unghiata e piano al centro. Il manto di copertura è in coppi e tegole.
Adeguamento liturgico

presbiterio - intervento strutturale (1980 (?))
Adeguamento alle esigenze liturgiche della riforma conciliare completato nel 1980 (?) La mensa liturgica posta al centro del presbiterio consente la celebrazione rivolta verso i fedeli; dimensioni cm 199 x 85 x 95 (h). Altare maggiore in arenaria, con la mensa che poggia su quattro balaustri. Tabernacolo ligneo, scolpito, dipinto e dorato, posto al centro della parete tergale del presbiterio. Sede lignea, mobile, addossata alla parete laterale sinistra del presbiterio. Due leggii in metallo, mobili, sono collocati ai due lati del presbiterio. Fonte battesimale: è in uso un bacile mobile.
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