| Notizie Storiche |
1806 (origini carattere generale)
Dopo gli ingenti lavori effettuati alla villa di Poggio Imperiale durante nel Settecento, non vi era più una cappella adeguata. Dopo essersi occupato della facciata, nel 1806 Pasquale Poccianti (1774-1858) inizia a pensare ad una soluzione per dotare la villa anche di una nuova ed ampia cappella, che prevede di realizzare in una delle due ali laterali da costruire a ridosso dell’emiciclo del grande prato. Un bozzetto a matita illustra la previsione per una sistemazione di matrice neoclassica. Un altro disegno evidenzia l’interno della cappella in prossimità dell’altare, sormontato da un arcone impostato su una pronunciata trabeazione e collocato tra due colonne corinzie.
1807 (cenni storici carattere generale)
Nel 1807 è affiancato al Poccianti come Ingegnere Aggregato delle Regie Fabbriche anche Giuseppe Cacialli (1770-1828). Nella prima metà d quell’anno il Poccianti mette a punto un cospicuo numero di elaborati da mostrare alla regina reggente Maria Luisa di Borbone-Spagna (1782-1824), tra i quali quelli per la nuova cappella, compresi i disegni della sezione longitudinale e della fronte. Nel luglio 1807 con una terza e ultima versione, la cappella è rivisitata ancora nei dettagli progettuali ed è presentata attraverso cinque disegni.
1815 - 1817 (cenni storici ulteriori progetti per la cappella )
Con la Restaurazione, il Granduca Ferdinando III (1769-1824) riprende i progetti per la cappella. Protagonista del periodo è l’architetto Cacialli che, scavalcando nelle gerarchie i colleghi Pasquale Poccianti e Giuseppe Manetti (1761-1817), conduce numerosi lavori già avviati negli anni precedenti. Nel “Progetto II.°” e nel “Progetto III.°”, contenenti la “Pianta della villa, ed annessi del Poggio Imperiale coll’indicazione della cappella teatro e portici” del 1815, il Cacialli indica anche la sacra costruzione, dotata di sagrestia e di un vestibolo di forma ellittica a ridosso della parete del portico d’ingresso. Al fine d’incontrare l’approvazione granducale, il Cacialli organizza un’ennesima proposta, dove prevede la realizzazione dei bracci laterali che devono contenere la cappella (posta nell’avancorpo orientale) e il corpo di guardia; per la prima volta si registra una certa corrispondenza con quanto sarà poi costruito. Nel 1817 sono spesi per la cappella 6.451,1,8 lire.
1817 - 1818 (cenni storici progetto finale )
“La nuova reale cappella, di contro [...] al corpo di guardia, [...] è preceduta, come questo, da un portico esterno, e vestibolo ovale, divisa in tre navate da due colonnati, di sei colonne ciascuno, termina in ampia semicircolare tribuna, ove sono distribuiti colla debita euritmia i tre coretti per i Principi e Principesse, e sulla principal porta si scorge sorretta da due colonne l’orchestra interiore per la musica strumentale, e vocale” (Giuseppe Cacialli, 1823). I due avancorpi della fronte sono ideati “sull’esempio delle graziose rurali fabbriche del Palladio”.
1818 (cenni storici statua marmorea )
Il 13 gennaio 1818 Luigi De Cambray Digny (1778-1843) scrive al Cacialli circa la sesta statua da farsi per la cappella, “eseguita sotto la sua direzione e disegno”, e gli parla delle suppliche avanzate dallo scultore siciliano Salvatore Bongiovanni (1769-1842) e dal fiorentino Vincenzo Bonelli per ottenerne l’incarico. Il 22 febbraio è citata anche una supplica fatta dallo scultore Roberto Micheli. In relazione alle varie istanze pervenute, esposte al Granduca il 27 febbraio, il segretario Luigi Poirot dalle Regie Finanze scrive al direttore dello Scrittoio delle Regie Fabbriche che la decisione è quella di commissionare la statua al fiorentino Stefano Ricci (1765-1837).
1818 ca - 1819 ca (cenni storici carattere generale )
Le incisioni delle stazioni della Via Crucis poste attorno al 1818/1819 nella cappella sono di Luigi Sabatelli (1772-1850), pittore di camera della regina Maria Luisa, che aveva eseguito i disegni dopo il 1795, con influenze neoclassiche e neosecentesche (in un momento di grande interesse per i secentisti e per Rubens). Erano state incise a bulino su rame nel 1800 da Giovan Battista Cecchi (1748-post 1815) e da Benedetto Eredi (1750-1812), con la collaborazione dell'acquafortista Giuseppe Pera (noto 1799-1839), che collaborerà anche alle incisioni per il "Viaggio pittorico in Toscana" di Antonio Terreni (noto 1751-1803). Nel maggio 1801 si ha la prima notizia che la serie (di cui un'altra copia, ad esempio, si trova nella chiesa parrocchiale di S. Gersolè, Impruneta) era conclusa. Pare siano giunte a Poggio Imperiale già nel 1804 e sono citate nella cappella (vecchia) in un inventario del 1810.
1818 - 1828 (cenni storici statue marmoree )
Il Ricci realizzerà la “Fortezza” e la “Purità” o “Verità” (talora erroneamente datate al 1804), Gaetano Grazzini (1786-1858) la “Speranza” (non Giovanni Guerrini), il pistoiese Francesco Carradori (1747-1824) l’“Umiltà”, Lorenzo Bartolini (1777-1850) la “Carità” e Ferdinando Fontana la “Fede”. La realizzazione di protrarrà fino al 1828. Nel settembre 1820 il Bartolini scrive al granduca di aver appena definito la composizione della statua (che infine costerà lire 20.000), basata su tre figure, ma bisognerà attendere la metà del 1822 per la conclusione del modello in gesso. Nel 1824 Pietro Giordani (1774-1848) pubblica un'incisione dell’opera, elogiandone la composizione, in cui in effetti “traspare una [...] intensa ricerca del naturale, temperata solo dall’appassionato studio degli esemplari rinascimentali, grazie al quale lo scultore seppe creare un’opera la cui elevatezza [...] dei significati etici espressi si fonde con l’armonia compositiva” (Federica Calabrese).
1819 (cenni storici dipinti murali)
Il 10 maggio 1819 il Cacialli scrive al segretario dello Scrittoio delle Regie Fabbriche De Cambray Digny per illustrare lo “stato dell’arte della nuova cappella” e per validare la candidatura del pittore Gaspare Martellini (1785-1857). Il 24 maggio De Cambray Digny scrive al granduca per illustrare la proposta di Cacialli corredata del bozzetto del Martellini “per il coretto della cappella” (“lo sfondo rappresenterebbe Mosè quando da Dio riceve le tavole delle leggi. Nelle pareti sarebbero dipinti altri fatti interessanti la sacra storia dello stesso legislatore”). È stimata complessivamente una spesa di 285 zecchini, approvata dal granduca il 28 maggio seguente.
1820 (cenni storici statue marmoree )
Il 26 agosto 1820 il Cacialli scrive al direttore dello Scrittoio delle Regie Fabbriche proponendo lo scultore elbano Francesco Pozzi (1790-1844), diplomato all’Imperiale e Reale Accademia delle Belle Arti di Roma, per la realizzazione di entrambe le statue di “Mosè” e “Aronne” previste a decoro della facciata della cappella e l’11 settembre De Cambray Digny, di conseguenza, scrive al granduca riferendo che il Pozzi (allora in disagiate condizioni economiche) chiede che gli siano assegnate le due statue. Il 16 settembre Ferdinando III approva la proposta di assegnare al Pozzi la sola statua di “Mosè”.
1820 ca - 1822 (cenni storici bassorilievi)
Verso il 1820 si decide di realizzare le “Storie bibliche” a bassorilievo lungo il perimetro: presso la porta sono posti il “Miracolo della verga di Mosè” del carrarese Pietro Marchetti (1766-1846), il “Vello di Gedeone” di Luigi Pampaloni (1791-1847) – allievo di Carradori e, dal 1821, del Ricci e del Bartolini – e l’“Incontro di Abigail” di Giuseppe Spedulo (noto 1807-1823); presso la porta di sagrestia il “Vaticinio d’Isaia concernente la Vergine” e “Mosè al roveto ardente” di Domenico Bernardini (allievo di Giovan Antonio Santarelli, 1758-1826; intorno al 1820, sotto la direzione del Cacialli e a fianco del Pampaloni, partecipa anche alla decorazione della Sala dell’Iliade a palazzo Pitti). Inoltre sono realizzati “Ester che si presenta ad Assuero” e i “Doni presentati a Rebecca” di Leopoldo Maria Lori (1795-1822), figlio dello scultore Gaetano e allievo del Ricci all’Accademia; il “Trionfo di Giuditta”, il “Trasporto dell’arca” e le “Virtù di Maria rammentate dai Profeti”.
1821 - 1824 (cenni storici pittura murale )
Il 21 e il 24 aprile 1821 De Cambray Digny scrive al granduca rammentando che tra i lavori di miglioramento compresi nello stato di previsione è indicata “la dipintura della nuova cappella”. Egli riferisce che il pittore anghiarese Francesco Nenci (1782-1850), che “ha già posto ai piedi dell’Altezza Vostra Imperiale e Reale il disegno del quadro da farsi lungo braccia 13, largo braccia 7 e 2/3 compreso il rigoglio rappresentante l’Assunzione di Maria Vergine, è in grado di cominciare la sua opera avendone già fatto il cartone, e dato principio al bozzetto a olio”. Nenci chiede per tale opera 2.000 zecchini, che verrà realizzata entro il 1824 (il bozzetto a olio è custodito alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti e un disegno preparatorio all’Accademia Petrarca di Arezzo).
1823 (cenni storici volume edito a fine lavori )
Nel 1823 il Cacialli manda alle stampe un volume dal titolo “Collezione dei disegni di nuove fabbriche e ornati fatti nella Regia Villa del Poggio Imperiale proposti e diretti dall’architetto Giuseppe Cacialli”, dedicandolo al principe di Metternich (1773-1859), “rammentandomi di quanto grande, ed autorevole conforto mi fosse il gradimento mostratosi da Vostra Altezza nell’osservare insieme con Sua Maestà l’imperatore d’Austria e re Apostolico la nuova cappella innalzata di fianco alla Regia Villa del Poggio Imperiale, con averne domandato il disegno al Reale Granduca”. Numerose tavole illustrano la cappella, compresi l’altare e lo “spartito della volta”, con i bassorilievi disegnati da Bartolomeo Bongiovanni (1791-1864) e da Francesco Pieraccini. La “Facciata prospettica” secondo la progettazione di Cacialli è disegnata da Gaetano Gherardi (1799-1891). Le opere scultoree a corredo delle sei nicchie realizzate nelle due pareti interne sono disegnate sempre dal Pieraccini.
1824 - 1824 ca (cenni storici stucchi e arredi lignei dorati )
Il 12 giugno 1824, per completare il soffitto del vestibolo ovale della nuova cappella, Ignazio Brazzini (che già nel 1811 aveva dorato per la villa alcune sedie e poltrone) s’impegna con il Cacialli a dorare, per lire 5 il braccio lineare, “la cornice di stucco intagliata a fogliarella che rigira attorno al quadro dello sfondo dipinto dal signor [Francesco] Nenci”. Sono realizzate alcune appliques in legno scolpito e dorato con le raffigurazioni di melagrane e di spighe (talune alienate nel Novecento).
1826 (cenni storici carattere generale)
Nel 1826 apprendiamo che “per portare a suo termine dai diversi artisti le statue di marmo nelle nicchie interne, e le 2 esterne come ancora il paliotto [raffigurante gli “Apostoli e Cristo che consegna le chiavi a San Pietro”, il cui bozzetto risale al 1818] di Torlvalsen [lo scultore danese neoclassico Bertel Thorvaldsen, 1770-1844, professore nelle accademie di Firenze e di S. Luca a Roma] [la] somma [ancora] occorrente per ciascun articolo di lavoro [è di] lire 36.873,7,8”.
1827 - 1834 (cenni storici carattere generale)
Il 29 ottobre 1827 il Cacialli relaziona che “Per portare a suo termine da diversi artisti le statue di marmo che devono esser situate nelle nicchie interne e esterne della cappella [mancano] lire 12.200”. Nel preventivo di spesa per l’anno 1828 concernente i “lavori di scultura per la nuova cappella” sono computate lire 2.000, in quanto “occorrerà nel futuro anno pagare delle somme in conto agli scultori Ricci, e Grazzini” (quest’ultimo, allievo del Carradori dal 1804 al 1812, era stato proposto dal Ricci per la nomina a professore onorario dell’Accademia nel 1816, ma otterrà la cattedra, che manterrà sino alla morte, soltanto nel 1849). Nel 1834 sono previste lire 1.704 per la “costruzione di n.° 6 persiane alle finestre della cappella”, secondo la perizia dell’architetto Giuseppe Martelli del 30 aprile 1829
1835 (cenni storici carattere generale)
Il 19 agosto 1835, il terzo commesso della Direzione delle Regie Fabbriche Quartini scrive la “Memoria sulle statue che debbono ornare la cappella della Reale Villa del Poggio Imperiale”; menziona i rescritti che hanno approvato le otto statue per l’esterno e l’interno della cappella. Tutte le statue sono state scolpite e si trovano ancora negli studi degli artisti che devono consegnarle alla Direzione delle Reali Fabbriche, ad eccezione di due, di Fontani e Carradori, che sono già state consegnate e depositate provvisoriamente in un sotterraneo della villa. la scultura del Bartolini, secondo il pensiero di De Cambray Digny e del presidente dell’Accademia, Antonio Ramirez di Montalvo (1766-1856), potrebbe essere lasciata presso Palazzo Pitti, in quanto la collocazione in una delle nicchie della cappella sembra “di eccessivo sacrificio”.
1836 (cenni storici carattere generale)
Il 19 febbraio 1836 Ramirez di Montalvo riferisce che le statue, “dopo esser stati di lungo spazio ecceduti i termini stabiliti dai rispettivi contratti per la consegna di esse, senza che tal condizione sia stata adempiuta, salvo che per le due scolpite dal Carradori e dal Fontani”, sono infine pronte per essere collocate al loro posto. Il Dipartimento delle Regie Fabbriche non ha ancora provveduto ad assegnare le nicchie interne alle varie opere e invece “sarebbe stato opportuno, affinché gli artisti pensassero a modellar le loro figure a regola della direzione del lume”. Egli reputa opportuno averle in loco, perché “più faccia all’effetto di ciascheduna in particolare, e serva nel tempo stesso all’armonia dell’insieme”. Afferma che la migliore statua sia la “Carità” del Bartolini, “opera acclamata dal pubblico come una delle migliori che sian uscite da quel valente scarpello” e propone di farne una nuova per la cappella, incaricando lo scultore Luigi Magi (1804-1871) di Asciano
1838 (cenni storici organo)
Nel 1838 è posto sulla cantoria in controfacciata l’organo costruito dal fiorentino Antonio Ducci (1806-1852) da Montecarelli in Chianti, che collabora con il fratello Michelangelo (opus 43). Il Ducci fu “meccanista e organefice [= organato] segnalatissimo. Inventò molte utilità ed eleganze e per organo in breve forma grandisono [= imponente, maestoso, grandioso] ebbe a Londra l'ammirazione mondiale eternata da numisma [= medaglia] solenne” (dalla sua lapide sepolcrale).
1840 - 1845 (cenni storici statua marmorea )
Il 3 aprile 1840 Ramirez di Montalvo comunica che il Magi ha ultimato e formato il modello del gruppo della “Carità”, precisando che il modello definitivo tiene conto delle variazioni e miglioramenti suggeriti “dietro la ispezione del primo modelletto d’invenzione”. Il 22 febbraio 1845 il Magi chiede di esser pagato avendo terminato il lavoro del gruppo scultoreo. È concesso il saldo allo scultore di lire 4.900, ma “non essendovi nessuna urgenza di collocare nella cappella della [...] Reale Villa il nuovo gruppo, prima del termine del futuro maggio”.
1846 - 1850 ca (cenni storici statue marmoree )
Nel 1846 la statua del Magi è collocata nella prescelta nicchia della cappella, ma rimane ancora vuota la nicchia dove è prevista la “Purità” del Ricci, che invece continua ad essere custodita in una stanza di palazzo Pitti. Si pensa che il granduca Leopoldo II voglia continuare a tenere l’opera del Ricci dove si trova e si ritiene opportuno farne fare un’altra a Giovanni Duprè (1917-1882), offertosi volontariamente e che chiede per essa 1.500 scudi. Il Duprè afferma che la scultura sarebbe in marmo statuario di prima qualità e prevede di iniziare il lavoro nei primi giorni del 1848 e di terminarlo nel 1850. Il progetto, però, non va a buon fine. Con la collocazione, infine, dell’opera scultorea del Ricci si completano, dopo circa 35 anni, gli allestimenti della parte interna della cappella.
1853 - 1861 (cenni storici statua marmorea )
Nel 1853, tre anni dopo la morte dell’autore, già si progetta il trasferimento nella Galleria Palatina della statua della “Carità educatrice” del Bartolini (che dalla tarda primavera del 1836 per volere granducale era stata portata a Pitti e collocata al pianterreno, nella Sala dell'Udienza privata). Sebbene tutto sia già pronto, per motivi non documentati, il trasferimento non avviene e la scultura rimane ancora per qualche anno al pianterreno. Solo tra il 20 e il 22 luglio del 1861 la “Carità” trova la sua nuova collocazione all’interno della Sala dell’Iliade nella Galleria Palatina, dove tutt’oggi risiede.
1863 (cenni storici la cappella diviene parrocchia interna )
Nel 1863, dopo l’Unità d’Italia, è trasferito nella villa di Poggio Imperiale l’Istituto o Educandato Femminile della SS. Annunziata, fondato nel 1823 da Ferdinando III, con sede nell’ex convento della SS. Concezione delle monache Cavalieresse di S. Stefano in via della Scala. Il 2 ottobre 1825 la sua cappella, ridedicata alla SS. Annunziata, era stata eretta in parrocchia interna, indipendente da quella di S. Maria Novella. La cappella di Poggio Imperiale, dedicata alla Vergine Assunta, ma ora detta anch’essa della SS. Annunziata, è confermata quale parrocchia interna.
1895 ante - 1895 (cenni storici vestibolo ridotto a cappella pubblica)
Già nel 1895 Il vestibolo risulta oramai che ospiti un altare ligneo con una tela di Antonio Ciseri (1821-1891) raffigurante l’“Annunciazione” (a destra) e un rilievo con un'“Adorazione dei pastori”, poiché è “ridotto a pubblica cappella indipendente dalla cappella che serviva ai principi, e che attualmente serve all’Istituto” della SS. Annunziata (Cesare da Prato, 1895).
1967 - 1970 (cenni storici carattere generale )
Dal 1967 è direttore spirituale e parroco della SS. Annunziata monsignor Angelo Livi (1914-2014), in seguito priore mitrato della basilica di S. Lorenzo. La parrocchia nel 1970 conta 150 anime.
1982 - 2020 (cenni storici carattere generale )
Nel 1982 è nominato cappellano dell’Educandato Statale della SS. Annunziata don Sergio Pacciani (1933-2020), che vi rimarrà sino alla morte. |
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