Peverelli, Francesco (progettazione altare maggiore 1827)
Ambito culturale (ruolo)
maestranze bergamasche (costruzione)
Notizie Storiche
1424 (preesistenze carattere generale)
il 19 maggio 1424 iniziarono i lavori di rifacimento della chiesa di San Martino
1520 (parrocchialità carattere generale)
il 30 maggio 1520 visita vescovile di mons. Pietro Lippomani
1546 (parrocchialità carattere generale)
il 4 luglio 1546 visita vescovile di mons. Vittore Soranzo
1564 (parrocchialità carattere generale)
il 23 ottobre 1564 visita vescovile di mons. Federico Cornaro
1575 (parrocchialità carattere generale)
il 24 novembre 1575 visita Apostolica di San Carlo Borromeo
1583 (parrocchialità carattere generale)
il 7 giugno 1583 visita vescovile di mons. Gerolamo Regazzoni
1590 (parrocchialità carattere generale)
il 23 settembre 1590 visita vescovile di mons. Gerolamo Regazzoni
1594 (parrocchialità carattere generale)
il 6 agosto 1594 visita vescovile di mons. Giambattista Milani
1602 (parrocchialità carattere generale)
il 3 settembre 1602 visita vescovile di mons. Giambattista Milani
1608 (rifacimento presbiterio)
riordino dell'altare maggiore e del coro della chiesa precedente
1752 (costruzione carattere generale)
il 23 aprile 1752 posa della prima pietra della nuova chiesa
1752 - 1777 (costruzione intero bene)
costruzione della chiesa che sorse occupando parte del brolo, la casa dell'arciprete e la vecchia chiesa, la cui esatta ubicazione non è però mai stata accertata. Di questa antica parrocchiale sorta nell'ottavo secolo, più volte modificata, rimane una serraglia (chiave di volta del portale) con la data 1424.
1760 (completamento presbiterio )
nel 1760 viene completato lo Scurolo posto sotto il presbiterio
1760 (demolizione carattere generale)
nel 1760 viene demolita la vecchia chiesa di San Martino per fare spazio a quella nuova
1760 (consolidamento torre campanaria)
nel 1760 lavori di consolidamento alla base della torre campanaria durante le opere per l'edificazione della nuova chiesa
1770 (completamento carattere generale)
nel 1770 i lavori alla costruzione della nuova chiesa continuano con il completamento degli stalli del coro
1772 (costruzione carattere generale)
l'architetto Luca Luchini è esonerato dai suoi incarichi in quanto la fabbriceria della chiesa credeva che i lavori che richiedevano la sua presenza fossero ultimati
1790 (parrocchialità carattere generale)
la chiesa fu consacrata il 16 maggio 1790 dal Vescovo Giampaolo Dolfin e dedicata a S. Martino Vescovo.
1790 (parrocchialità carattere generale)
il 16 maggio 1790 il Vescovo di Bergamo Dolfin consacrò la chiesa a San Martino
1802 (consolidamento carattere generale)
nel 1802 a causa di un sisma le strutture portanti della chiesa furono danneggiate e necessitarono di interventi
1806 (costruzione torre campanaria )
nel 1806 fu realizzato il campanile
1817 (completamento sagrato )
nel 1817 il sagrato viene riordinato
1821 (completamento avancorpo)
nel 1821 venne completata la facciata su progetto non attribuibile con certezza all'arch Girolamo Salvatore Lucchini.
1827 (completamento presbiterio)
nel 1827 venne realizzata la pavimentazione del presbiterio e costruito il nuovo altare maggiore su disegno dell'arch. Peverelli
1862 (rifacimento carattere generale)
nel 1862 venne rifatto l'organo della chiesa
1864 (parrocchialità carattere generale)
lì11 novembre 1864 visita vescovile di mons. Pietro Luigi Speranza
1879 (completamento avancorpo)
nel 1879 venne realizzato il portale dell'ingresso principale
1882 (parrocchialità carattere generale)
l'8 aprile 1882 visita vescovile di mons. Gaetano Camillo Guindani
1896 (rifacimento carattere generale)
nel 1896 tinteggiatura interna con l'aggiunta di alcuni affreschi
1900 (completamento carattere generale)
nel 1900 viene posizionata la zoccolatura interna in marmo
1904 (restauro presbiterio)
nel 1904 restauro dello Scurolo posto sotto il presbiterio
1907 (parrocchialità carattere generale)
nel 1907 visita vescovile di mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi
1917 (restauro carattere generale)
nel 1917 viene restaurato l'organo
1934 (restauro carattere generale)
nel 1934 viene restaurato l'organo
1938 (rifacimento torre campanaria)
nel 1938 in seguito alla caduta di una campana viene sostituito l'intero concerto
1939 (completamento carattere generale)
nuovo impianto di illuminazione
1942 (completamento carattere generale)
nuovo impianto acustico
1942 (parrocchialità carattere generale)
il 22 luglio 1942 visita vescovile di mons. Adriano Bernareggi
1950 (rifacimento carattere generale)
tinteggiatura interna
1952 (completamento torre campanaria)
nel 1952 viene completato il nuovo concerto di campane sequestrato nel 1942 per uso bellico
Descrizione
La chiesa plebana di Nembro è orientata secondo lo schema tradizionale con il presbiterio orientavo verso est. La facciata è ripartita da orizzontalmente in tre ordini da due cornicioni, il superiore più esile e l'inferiore molto pronunciato con alta trabeazione in pietra scolpita. Sei lesene e relative controlesene, con un unico basamento in ceppo gentile, suddividono l'ordine inferiore in cinque scomparti. Il secondo ordine è diviso da quattro lesene in tre scomparti. Il terzo ordine conclude la facciata con un timpano triangolare. Lo scomparto centrale è più largo in ambedue gli ordini inferiori ed ospita, in basso, il portale con stipiti e architrave in marmo di Zandobbio, decorato di due colonne con relativo basamento e capitello in granito grigio di Lonigo (VI). Questo è l'ingresso principale della chiesa e l'unico in facciata. Nello scomparto centrale del secondo ordine è ricavata, in contorno di muratura, un'ampia finestra che da luce alla chiesa. Dietro la facciata s'innalza imponente la massa del grande tiburio ottagonale, ampia quanto la navata, e la cupola minore, anch'essa in un tamburo ottagonale, sopra il presbiterio. Il campanile, impostato quasi in facciata, è appoggiato sopra un pilone delle strutture portanti dell'edificio.
La porta principale dell'edificio è seguita da alta bussola in noce, è decorata all'interno da lesene con capitelli corinzi ed è sormontata da timpano spezzato. Dal fondo della chiesa si può avere una visione complessiva del vano interno, che si presenta secondo la tradizionale croce greca, cioè con i quattro bracci della medesima lunghezza, formando all'incrocio un ampio transetto a pianta ellittica, coperto dalla grande cupola ellissoidale. L'interno è scandito da lesene in stucco sempre abbinate, che partono da un unico basamento in marmo venato, parte in marmo Macchia vecchia di Svizzera e parte in marmo rosso di Levanto. Le lesene sono completi di capitelli corinzi che servono d'appoggio alla trabeazione, con cornicione agibile, che percorre l'intero perimetro della chiesa. All'estremità dei due bracci, la navata presenta due grandi cappelle con i relativi altari, e nei quattro angoli di raccordo nel vano centrale, altre quattro cappelle, anch'esse discretamente profonde e con i relativi altari. Il presbiterio è sopraelevato di sette gradini di marmo bianco di Verona ed ha ai lati due rampe di scale che scendono nello Scurolo, protette da balaustre di marmo bianco di Carrara con impiallacciatura di alabastro, accompagnano la scala centrale di accesso al presbiterio e si completano ai lati chiudendo il presbiterio stesso. Quest'ultimo è molto ampio e pressoché quadrato con agli spigoli quattro grandi pilastri che reggono altrettante arcate sulle quali appoggia la cupola semisferica illuminata da sei finestre con le relative strombature di raccordo alla volta. I fianchi del presbiterio sono discretamente arredati con un congruo spazio ai banchi dei parati. Il presbiterio si completa con l'abside a pianta semicircolare conclusa dal catino. La chiesa riceve abbondante luce da due finestre sul presbiterio, due sull'abside, sei nella cupola piccola, otto nella grande cupola ellissoidale, una in facciata e due sopra le cappelle laterali.
Preesistenze
La vecchia chiesa, la cui esatta ubicazione non è però mai stata accertata, fu edificata nell'ottavo secolo, più volte modificata, rimane una serraglia (chiave di volta del portale) con la data 1424.
Impianto strutturale
edificio in muratura continua con volte e solai di forma articolata
Pianta
la chiesa presenta una pianta centrale a croce greca con una sola navata. Il presbiterio è a pianta quadrata e si conclude con abside semicircolare
Coperture
copertura a falde con struttura in legno e manto di copertura in coppi
Elementi decorativi
La facciata, suddivisa da una serie di lesene e da due cornicioni orizzontali, è in tre ordini. Nel primo vi è il portale d'ingresso costruito nel 1879. Ai due lati, in quattro nicchie sono poste le statue dei santi Fulgenzio, Agostino, Simpliciano, Tommaso da Villanova. Nel secondo ci sono una grande finestra sormontata da un timpano curvilineo e due nicchie laterali con i santi Nicola da Tolentino e Giuliano; più esterne, sul cornicione, le statue delle sante Monica e Chiara. Il terzo ordine è costituito dal timpano triangolare sormontato da una croce. L'edificio, assai sobrio nell'insieme, è luminoso e ricco di lesene, pilastri, colonne, cornicioni, riquadri, decorazioni, stucchi, il tutto con grande equilibrio. La pianta, ad una sola navata, è a croce greca, l'incrocio dei bracci è coperto dalla grande cupola. Il vasto presbiterio, sotto il quale si apre una cripta (lo scurolo), è sopraelevato da sette gradini e coperto dalla cupola minore. Alle estremità laterali si aprono le grandi cappelle: quelle della Madonna del Rosario e, di fronte, quella di S. Bonifacio che custodisce dal 1806 la reliquia del Santo. Negli spazi che collegano i vari bracci sono collocate altre cappelle minori: a sinistra, di S. Giuseppe e del Crocifisso; a destra, di S. Luigi e della Madonna del Carmine o Suffragio dei Morti. Di fianco all'ingresso, sempre a sinistra, il battistero seicentesco e, di fronte, la piccola cappella con la statua della Madonna Addolorata. Attualmente, ai piedi del presbiterio, è stato posto su una pedana, secondo i dettami postconciliari, un altare che viene utilizzato nelle celebrazioni sacre. L'altare maggiore con le statue dei SS. Pietro e Paolo è della prima metà dell'ottocento, mentre il coro, in legno di noce intagliato, è della fine del XVIII secolo. Numerose sono le opere pittoriche; da notare, entrando a sinistra: Sacra Famiglia del 1898, la Vergine in gloria col Bambino e i santi Domenico, Martino e Caterina e i Misteri del Rosario del 1611, altre tele minori con la Vita di Maria e Cristo crocifisso, i santi Bernardino e Francesco e un donatore del 1615. Nel presbiterio Convito di Baldassarre e Mosè fa zampillare l'acqua dalla roccia; Madonna col Bambino, angeli e santi, tela datata 1777. A destra, nella cappella di S. Bonifacio, l'opera più antica: Ognissanti del 1490, attribuita secondo le fonti, ma non si è certi che si tratti della stessa opera, ai bresciani Antonio e Mattia Zamaris di Chiari. Studi più recenti la riconducono alla bottega dei Marinoni e ai primi decenni del XVI secolo. Le tele S. Andrea Avellino nella cappella di S. Giuseppe, Pietà nella cappella del Crocifisso, S. Giovanni Evangelista nella cappella di S. Luigi, sono attribuite a Mauro Picenardi (Crema 1735- Bergamo 1809). Nella tazza della cupola piccola e nei pennacchi Padre Eterno in Gloria, Sacrificio di Mosè, Sacrificio di Melchisedec, Sacrificio di Abramo, Sacrificio di Gedeone
Adeguamento liturgico
altare - aggiunta arredo (1965 - 1975)
aggiunta di altare comunitario realizzato in marmo nero del Belgio,marmo di Carrara scolpito e marmo policromo. L'altare è rivolto verso l'aula in funzione delle direttive dettate dal Concilio Vaticano II ed è stato realizzato dalla ditta Remuzzi Camillo su disegno dell'arch. Vito Sonzogni