chiese italiane censimento chiese edifici di culto edifici sacri beni immobili patrimonio ecclesiastico beni culturali ecclesiastici beni culturali della Chiesa cattolica edilizia di culto restauro adeguamento liturgico Crespano del Grappa Padova chiesa cimiteriale San Pancrazio Parrocchia dei Santi Marco e Pancrazio Struttura; Coperture altare - aggiunta arredo (1970-1980) '200 - '300(modifica intestazione); XI - 1297(fondazione intero bene); 1488 - '500(resturo e modifiche intero bene); 1633 - 1633(visita pastorale intero bene); 1695 - 1695(danni intero bene); 1840 - 1855(ampliamento e modifiche intero bene)
Chiesa di San Pancrazio
Tipologia e qualificazione
chiesa cimiteriale
Denominazione
Chiesa di San Pancrazio <Crespano del Grappa>
Ambito culturale (ruolo)
maestranze venete (costruzione)
Notizie Storiche
'200 - '300 (modifica intestazione)
La sua antica origine la si comprende dall'intitolazione: nel corso del Due-Trecento la chiesa era intitolata a San Pancrazio e a San Marco, per sottolineare il primato del patrono della diocesi padovana; quando a inizio del XV secolo Venezia si interessò all'entroterra i nomi dei santi patroni vennero invertiti e divennero San Marco e Pancrazio.
XI - 1297 (fondazione intero bene)
Fondazione attribuibile all’XI secolo, era la prima chiesa parrocchiale
Ricordata per la prima volta assieme ad altre chiese crespanesi nelle decime vaticane del 1297. All'epoca un presbiter Prandolinus clericus e un presbiter Iohannes vennero entrambi esentati dal pagamento della tassa.
1488 - '500 (resturo e modifiche intero bene)
Dagli atti della visita pastorale del settembre 1488 veniamo a conoscenza che la chiesa era provvista di tre altari dei quali uno non consacrato e uno da demolire; nel successivo Cinquecento la chiesa di San Marco viene restaurata ed ampliata, mettendo in secondo piano San Pancrazio che, comunque, si distingue per la canonica e il cimitero.
1633 (visita pastorale intero bene)
Nella visita pastorale del 1633 si ricorda il vecchio altare maggiore in legno; la pala raffigurava la Vergine con ai lati i santi Marco e Pancrazio. Giambattista Verci (1775) ricordava invece una pala di Jacopo da Ponte raffigurante la Vergine, Gesù Bambino, san Rocco e san Sebastiano Così anche monsignor Federici (1803): “In Crespano nell'antica Parrocchiale di S.Pancrazio la Palla a mano destra della maggiore con la B.V. tenente il Bambino con angioletti, S.Rocco e S.Sebastiano é parimenti di Giacomo”
1695 (danni intero bene)
Il terremoto di Santa Costanza (25 febbraio 1695) non causò gravi danni a Crespano ma mise in evidenza la necessità di restaurare tutti gli edifici sacri del paese. Il parroco dell'epoca, il crespanese don Valeriano Manfrotto, si prodigò per il restauro delle chiese colpite dalla calamità e per consolidare le coltivazioni di viti e di alberi da frutto.
1840 - 1855 (ampliamento e modifiche intero bene)
Attorno al 1840 si rese necessario l'ampliamento della zona cimiteriale perché l'area attorno alla vecchia parrocchiale di San Marco era inagibile. I lavori vennero affidato all'ingegner Ausilio Manera (1787-1870), figlio di un cugino del Canova che demolì la vecchia canonica e progettò un'ampia cinta muraria. La lapide più antica che oggi si conserva è quella del chierico Giovanni Colombana, chierico nel seminario di Padova, morto a soli 20 anni nell'agosto 1855; il testo dell'epigrafe venne dettato dal suo compagno di studi, Giuseppe Sarto, futuro papa Pio X
Descrizione
Nella sua collocazione e nel suo orientamento si ritrovano gli elementi comuni ad altre chiese del Pedemonte: l’aspra posizione, sopra dirupi o colli accessibili solo da un lato e ben difendibili, e l’abside per consuetudine rivolta ad oriente, secondo il modulo delle primitive chiese cristiane del Pedemonte. La facciata rivolta sull’unica ed ombrosa stradina che conduce al paese è di essenzialità tipicamente ‘campestre’: al portone d’ingresso si affiancano, alzandosi, due finestroni rettangolari ed un piccolo occhio al centro del timpano, che è completato da una leggera croce sul colmo.
L’aula oscura, soggetta in alto alla regolare successione di possenti capriate in legno ricoperte da travetti e tavelle a disegni triangolari, custodisce sul pavimento le lapidi tombali di alcune famiglie che hanno contribuito alla costruzione dell’odierna parrocchiale e conduce con uno scalino all’altare.
Sul lato a sud un’acquasantiera in pietra a testa d’angelo si affianca ad un portoncino che conduce alla sacrestia.
Struttura
Pareti in muratura intonacata e tinteggiata, prive di affreschi o altre decorazioni
Coperture
Struttura portante in legno, con tavelle in cotto e coppi.