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25/6/2022 Diocesi di Verona - Inventario dei beni culturali immobili
Chiesa di San Giorgio Martire <San Giorgio di Valpolicella, Sant'Ambrogio di Valpolicella>
Data ultima modifica: 17/04/2019, Data creazione: 8/3/2011


Tipologia e qualificazione chiesa parrocchiale


Denominazione Chiesa di San Giorgio Martire


Altre denominazioni Chiesa di San Giorgio di Valpolicella;Chiesa di San Giorgio Ingannapoltron;S. Giorgio Martire


Autore(Ruolo)  Cecchini, Libero (area esterna, scavi archeologici)
Cecchini, Libero (portale d'ingresso, sostituzione)



Ambito culturale (ruolo)  maestranze longobarde (preesistenze, origini e costruzione)
maestranze longobarde (costruzione)
romanico (campanile, erezione)
romanico (costruzione)
romanico (navata meridionale, decorazione ad affresco)
gotico (intero bene, decorazione ad affresco)
gotico (abside parete ovest, apertura portale)
architettura contemporanea (intero bene, restauro )
architettura contemporanea (area esterna, scavi archeologici)
architettura contemporanea (portale d'ingresso, sostituzione)



Notizie storiche  V a.C - VIII d.C. (preesistenze, origini e costruzione intero bene)
Come testimoniano numerosi reperti di epoca pre-romana e romana (incastonati nell'edificio o sparsi nel terreno circostante), l'area oggi occupata dalla Pieve di S. Giorgio in Valpolicella era anticamente sede di un santuario pagano, forse dedicato al Sole e alla Luna (come suggerirebbe il ritrovamento di un'ara sacrificale riutilizzata come basamento di una colonna, dedicata a queste due divinità) edificato dagli Arusnates, popolazione di origine retico-etrusca, stanziata tra la vallata di Negrar e quella di Fumane e preesistente l'occupazione romana dell'area. In seguito alla caduta dell'Impero Romano, S. Giorgio, grazie alla sua posizione elevata (378 slm), divenne sede di un insediamento fortificato longobardo e successivamente della chiesa extraurbana più antica della Diocesi di Verona.
VIII sec. - VIII sec. (costruzione intero bene)
Il primo edificio cristiano venne edificato a S. Giorgio in epoca longobarda (562-774) tra la fine del VII sec. ed i primi anni dell'VIII sec. Tale datazione è generalmente accettata dagli storici in base all'iscrizione incisa sul ciborio, che ricorda l'artista che lo lavorò, tale maestro Orso, il vescovo di allora, Domenico ed il re longobardo al potere in quegli anni, Liutprando (712-744). Il ciborio venne pertanto realizzato durante i trent'anni di governo di Liutprando, ma è probabile che la chiesa sia ad esso precedente e che originariamente non fosse dedicata a S. Giorgio, ma a S. Giovanni Battista. Pare che l'edificio di epoca longobarda avesse orientamento opposto a quello attuale (est-ovest, dove oggi vi è l'ingresso vi era allora il presbiterio con l'abside).
XI sec. - XIII sec. (erezione campanile)
E' probabile che la chiesa longobarda fosse dotata di una torre campanaria, situata probabilmente nello stesso luogo di quella attuale, ma di dimensioni inferiori. In un momento successivo, ma non precisato, il campanile venne ricostruito o innalzato in forme romaniche. Alcuni, confrontandolo con altri campanili del veronese (S. Floriano, S. Martino di Negrar) vedrebbero in S. Giorgio un archetipo, datandolo tra la fine dell'XI sec. ed i primi anni del XII; altri studiosi, basandosi invece sull'analisi stilistica delle poche decorazioni (archetti pensili, lesene ed in particolare le trifore della cella campanaria), propendono per una datazione compresa tra la fine del XII sec. e gli inizi del XIII sec.
XII sec. - XIII sec. (ricostruzione intero bene)
Tra il XII ed il XIII sec., forse perchè danneggiata dal terremoto del 1117, o forse perché divenuta angusta, la chiesa longobarda venne in gran parte demolita e ricostruita in forme romaniche. Dell'edificio precedente si conservò solo la parete occidentale con l'abside (decorata con un "Cristo Pancreatore" di ispirazione bizantino-ottoniana), dalla quale si dipartivano tre navate terminanti in altrettante absidi. Risultò pertanto un edificio biabsidato, caso unico nel veronese, ma frequente in Germania (Obermunster di Ratisbona, cattedrali di Bambnerga, Woems, Magdeburg e Augusta, per citarne alcune). L'ingresso fu spostato aprendo una porta laterale sul fianco meridionale. A questa fase costruttiva appartengono anche il bel chiostro dei canonici (con alternanza di capitelli a stampella ed altri decorati con motivi floreali e apotropaici), e la domus capitolare con pareti riccamente affrescate.
1145 - 1145 (bolla di Eugenio III carattere generale)
In questi anni S. Giorgio compare nei documenti per la prima volta con il titolo di Pieve in una bolla papale emanata da Eugenio III nel 1145 ("plebem Sancti Georgii cum cappellis et decimis et familiis et dimidia curte").
XIII sec. - XIII sec. (decorazione ad affresco navata meridionale)
All'interno della chiesa, sulla parete meridionale, si nota un affresco raffigurante "L'Ultima Cena", attribuito al XIII sec.
XIV sec. - XIV sec. (decorazione ad affresco intero bene)
La maggior partre delle decorazioni ad affresco interne alla chiesa (ad eccezione del "Cristo Pancreatore" situato nel catino absidale ovest e "L'Ultima Cena" sitauta sulla parete interna della navata di merdione) sono attribuibili al XIV sec. Tra queste, degna di nota, la "Madonna con mantello" o "Madonna del Popolo", situata nell'absidiola sud-orientale.
XV sec. - XVI sec. (apertura portale abside parete ovest)
Tra il XV ed il XVI sec. venne sfondata l'antica abside della parete ovest ed in essa venne aperto un portale archiacuto in pietra della Lessinia.
1456 - 1456 (visita pastorale vescovo Barbaro carattere generale)
Del 1456 è la visita pastorale del vescovo di Verona Ermolao Barbaro (1453-1471). Dagli atti della stessa si evincono due dati importanti. Il primo è che in quella data l'arciprete della Pieve di S. Giorgio, a causa del progressivo spopolamento del rilievo di S. Giorgio a favore dei centri abitati della vallata, aveva trasferito la propria abitazione presso la cappella di S. Ambrogio di Valpolicella ("Ecclesia ipsa est in montibus sita [...] et propter hanc causam ibidem non habitat archipresbiter dicte plebis, sed moratur in cappella Sancti Ambrosy"). Per l'amministrazione dei sacramenti (soprattutto per il battesimo) veniva ancora utilizzata l'antica pieve, dove le funzioni ordinarie erano garantite da un cappellano. Il secondo dato è l'elenco delle cappelle soggette alla Pieve, che allora erano: S. Ambrogio, S. Zeno a Cavalo, S. Lucia a Dolcè, S. Martino a Volargne, S. Pietro a Ponton, S. Nicolò a Monte (sine cura), S. Maria a Gargagnago e S. Bartolomeo a Mazzurega (sine cura).
1923 - 1924 (restauro intero bene)
Tra il 1923 e il 1924, la pieve è stata oggetto di restauri ad opera dell'architetto Antonio Da Lisca. Questi lavori portarono, oltre alla ricostruzione del ciborio, anche al rifacimento del tetto e alla modifica di alcune finestre lungo le pareti.
1985 - 1994 (scavi archeologici area esterna)
Tra il 1985 ed il 1994 vennero eseguiti scavi archeologici nella porzione di terreno retrostante l'abside della chiesa. Furono rinvenute capanne dell'età del ferro e un laboratorio per la lavorazione dei metalli. In tale occasione l'area venne sistemata con un percorso di visita terrazzato e la creazione di un museo archeologico. Il tutto su progetto dell'arch. Libero Cecchini.
2006 - 2007 (sostituzione portale d'ingresso)
Tra il 2006 ed il 2007 venne sostituito il portale d'ingresso ligneo con un portale in pietra elettrificato. Progetto a cura dell'arch. Libero Cecchini.



Descrizione  L'area in cui insiste oggi la chiesa di S. Giorgio di Valpolicella era anticamente occupata da un santuario pagano costruito dagli Arusnates (popolazione di origine etrusca, stanziatasi nella vallata di Fumane alcuni secoli prima dell'occupazione romana), dedicato al Sole e alla Luna. Di tale edificio di culto pagano e di altri reperti di epoca romana, rimangono consistenti tracce sia nella struttura della chiesa attuale (come materiale di reimpiego), sia nel territorio circostante. Il primo edificio cristiano venne edificato in epoca longobarda, tra la fine del VII ed i primi anni dell'VIII sec. Si trattava con ogni probabilità di un edificio ad aula unica, forse originariamente dedicato al Battista, con facciata rivolta ad oriente ed abside ad occidente. Tra il XII ed il XIII sec. la chiesa ed il campanile vennero riedificati in forme romaniche. Dell'edificio di fase altomedievale si conservò esclusivamente la parete occidentale absidata (decorata con un Cristo pancreatore di ispirazione bizantina-ottoniana), dalla quale si dipartono tre navate, terminanti in altrettanti absidi. Risultò pertanto un edifico biabsidato, caso unico nel veronese, ma frequente in Germana. A tale fase costruttiva romanica appartengono anche il chiostro dei canonici e la domus capitolare con pareti riccamente affrescate. Nel corso del XIII e del XIV sec. l'interno venne impreziosito con cicli di affreschi pregiati (tra questi notevole "L'Ultima Cena" sulla parete meridionale). A partire dalla metà del XV sec., a causa dello spopolamento del centro di S. Giorgio a favore di centri abitati della vallata, l'arciprete della pieve trasferì la sua residenza presso la ex-cappella di S. Ambrogio. A S. Giorgio venne lasciato un cappellano a garantire le funzioni ordinarie. Attualmente l'edificio si presenta con facciata a salienti, rivolta ad occidente, edificata interamente in blocchetti di pietra calcarea; al centro si apre un portale gotico in pietra locale. Impianto planimetrico di tipo basilicale a tre navate, concluse ciascuna con abside semicircolare; all’abside maggiore si contrappone una contro-abside nella parete di facciata in cui si apre l’ingresso principale all’edificio. Le pareti interne presentano un rivestimento superficiale con una leggera scialbatura che consente di leggere la tessitura muraria; pregevoli decorazioni ad affresco si conservano lungo la parete d’ambito della navata meridionale, sulla parete dell’absidiola destra, sull’abside occidentale e negli intradossi degli archi; le colonnine che sostengono le arcate prossime al presbiterio sono adornate da capitelli di spoglio. All'interno della chiesa, a lato dell'ingresso, è collocato l'antico fonte battesimale; al centro del presbiterio si colloca il famoso ciborio longobardo. La navata maggiore è coperta dalla sovrapposta struttura di copertura a capanna con travature e capriate lignee a vista; coperto ad unico spiovente lungo le navatelle laterali; le absidi sono chiuse da semicalotte sferiche in muratura che conservano lacerti di decorazioni ad affresco. La pavimentazione è realizzata in lastroni di pietra bianco-rosata della Lessinia.

Pianta
Impianto planimetrico di tipo basilicale a tre navate separate da due file di otto archeggiature sostenute da pilastri a sezione rettangolare, e da colonne a sezione circolare nel settore prossimo al presbiterio. Ciascuna delle tre navate, di cui la centrale è di larghezza doppia rispetto alle laterali, si conclude con un'abside emergente a sviluppo semicircolare; all’abside maggiore si contrappone una contro-abside nella parete di facciata in cui si apre l’ingresso principale all’edificio, definendo in tal modo una pianta biabsidata sull’asse maggiore. Il piano della pavimentazione presenta una sopraelevazione di circa 20 cm che si estende all’intera porzione orientale della chiesa; un ulteriore rialzo di due gradini interessa la navata centrale in prossimità dell’abside maggiore. Lungo il fianco meridionale sono presenti tre ingressi minori: due si collocano in posizione prossima alla torre campanaria, e di queste la prima è murata e rialzata di circa mezzo metro, mentre la seconda è tuttora aperta; la terza porta vicina all’absidiola che conclude la navata destra, consente il collegamento con il chiostro adiacente. La torre campanaria si eleva addossata al fianco meridionale della chiesa con struttura in parte inglobata nella navata destra; un modesto corpo di fabbrica ospitante la sacrestia si addossa al fianco orientale del campanile, ed è comunicante direttamente con l’ambiente dell’aula e con il chiostro attiguo.
Facciata
Facciata a salienti, rivolta ad occidente, edificata interamente in blocchetti di pietra calcarea locale. La particolarità è costituita dalla presenza in facciata di un'abside emergente, appartenente all'edificio di epoca longobarda, in cui si apre il portale d'ingresso archiacuto, aggiunto successivamente.
Strutture di elevazione
Le strutture di elevazione sono realizzate in muratura portante costituita da lastame di pietra calcarea locale a spacco, legato con malta di calce e con tessitura a filari orizzontali. Blocchi squadrati di maggiori dimensioni si registrano in corrispondenza delle strutture angolari. L’impaginato murario della facciata principale evidenzia stratificazioni di successive fasi edilizie; in particolare nell’ala destra del prospetto occidentale è possibile leggere i resti di tre aperture arcuate, ora murate. All’interno della chiesa i setti murari che separano le navate sono sostenuti da pilastri in conci di pietra locale alternati a colonne monolitiche in pietra.
Strutture di orizzontamento e/o voltate
L’aula è coperta dalla sovrapposta struttura di copertura con travature e capriate lignee a vista. Le uniche strutture voltate sono presenti in corrispondenza delle due absidi maggiori contrapposte (presbiterio e ingresso) e delle due absidiole minori, costituite da semicalotte sferiche in muratura.
Coperture
La struttura della copertura a due falde della navata centrale è realizzata con un sistema portante costituito da dieci capriate lignee a schema statico semplice con monaco centrale e saette di controventatura; in corrispondenza dell’incastro nelle murature perimetrali le testate delle incavallature poggiano su mensole in pietra. L’orditura secondaria, di tipo tradizionale, è costituita da arcarecci e travicelli in pendenza con sovrapposto tavolato ligneo. La copertura delle navatelle laterali, ad unico spiovente, presenta un’ossatura di semplici puntoni incastrati nelle murature d’ambito a sostegno dell’orditura minore in travetti e del sovrapposto assito ligneo. Manto di copertura in coppi di laterizio.
Pavimenti e pavimentazioni
La pavimentazione dell’aula è realizzata in lastroni rettangolari di pietra calcarea locale. In prossimità dell’ingresso principale è presente una lastra circolare del diametro di circa 2,60 m.
Prospetti interni
L’ambiente interno, semplice ed austero, debolmente illuminato da strette monofore che si aprono lungo il settore sommitale della parete meridionale della navata centrale, è caratterizzato dalla doppia infilata di archi a tutto sesto che separano le navate, e che accompagnano con una accelerazione prospettica verso il presbiterio, illuminato dalle tre monofore dell’abside maggiore. In questa posizione si colloca il ciborio longobardo posto sulla mensa dell’altare maggiore. Le pareti interne sono rivestite con una leggera scialbatura che consente di leggere la tessitura muraria; pregevoli decorazioni ad affresco si conservano lungo la parete d’ambito della navata meridionale, sulla parete dell’absidiola destra, sull’abside occidentale e negli intradossi degli archi. Le colonnine che sostengono le arcate prossime al presbiterio sono adornate da capitelli di spoglio (formati da cippi romani resecati, sui quali è ancora possibile leggere resti di iscrizioni) o semplicemente sbozzati a parallelepipedo scantonato.
Prospetti esterni
I prospetti esterni, severi nella loro semplicità e linearità, sono privi di intonacatura e si mostrano in tutta la loro matericità; una teoria di strette monofore strombate percorre il registro superiore del fianco meridionale della navata maggiore, mentre su entrambi i lati la muratura si innalza fino a nascondere le falde del tetto. Le emergenze dei volumi absidali connotano il fronte orientale della pieve, in ciascuno dei quali si aprono monofore con archetto a tutto sesto. Elemento architettonico strettamente connesso al complesso edilizio è il chiostro romanico, attiguo alla pieve in corrispondenza dell’abside della navata meridionale, e che collega la chiesa alla sala capitolare ed alla casa canonica.
Campanile
Torre campanaria di epoca romanica, adiacente alla parete meridionale della chiesa, all'altezza del rialzo interno in prossimità del presbiterio. Edificato interamente in blocchetti di pietra calcarea locale. Pianta a base quadrata, nella quale, sul lato occidentale, è aperta una porticina rettangolare. Il fusto presenta lesene angolari e una centrale di minori dimensioni. Tre le cornici marcapiano, decorate con archetti pensili. Sopra la seconda cornice, all'interno di una specchiattura, è inserito un orologio di forma circolare (lato ovest). La cella campanaria è molto semplice, costituita da quattro trifore a tutto sesto, con capitelli a stampella. Copertura a due falde in coppi.



Adeguamento liturgico  presbiterio - aggiunta arredo (1975-1980)
L'adeguamento liturgico del presbiterio ha previsto la rimozione delle antiche balaustre, ed il posizionamento dell'attuale altare in pietra rivolto verso l’aula e dell’ambone.






Collocazione geografico - ecclesiastica


Regione Ecclesiastica Triveneto
Diocesi di Verona
Vicariato Foraneo della Valpolicella
Parrocchia di San Giorgio Martire

Piazza della Pieve - San Giorgio di Valpolicella, Sant'Ambrogio di Valpolicella (VR)


Edifici censiti nel territorio
dell'Ente Ecclesiastico


Altre immagini
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