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Chiesa di San Rocco
Tipologia e qualificazione
chiesa sussidiaria
Denominazione
Chiesa di San Rocco <Campagnano, Maccagno con Pino e Veddasca>
Altre denominazioni
Oratorio di San Rocco S. Rocco
Ambito culturale (ruolo)
maestranze lombarde (costruzione)
Notizie Storiche
XVI (costruzione intero bene)
La chiesa fu eretta in seguito a voto per pestilenza, che imperversò nel villaggio di Campagnano nel 1577, facendo strage. Per il nuovo edificio, fu individuata un'area discosta dall'abitato, ma ricca di suggestione per il promontorio aperto alla vista sulle montagne e sul lago Maggiore. Questo primo edificio, del quale non sono noti agli studi dimensioni e forma, fu benedetto nel 1596 dal card. Federico Borromeo. Insieme al voto per la nuova chiesa, la popolazione del borgo s’impegnò a un pellegrinaggio annuale a S. Maria del Monte, sopra Varese.
1898 - 1915 (ricostruzione intero bene)
Nel 1898 Don Silvio Viganò diede inizio a lavori di restauro, che durarono parecchi anni, data la povertà della zona e la mancanza di strade adeguate per il trasporto del materiale. La maggior parte di pietre e massi utili alla costruzione fu cercata nelle vicinanze e portato a spalla da donne e uomini volonterosi. I restauri furono terminati soltanto nel 1915 dal successore di don Silvio, Celestino Del Torchio che fece decorare l'interno della chiesetta dal pittore Costantino Frisia. A tutti gli effetti, si trattò di una ricostruzione quasi integrale dell'antico edificio che, probabilmente, versava da tempo in condizioni d’incuria e abbandono (nel 1748, durante la visita del card. Giuseppe Pozzobonelli, l'oratorio non fu menzionato tra le chiese della località). Il risultato del cantiere di fine ottocento/inizi novecento rimase sostanzialmente inalterato e, nonostante una nuova, ingente campagna di restauri conclusa nel 1967, è ancora quello che si conserva oggi.
1966 - 1967 (restauro interno bene)
Nonostante la ricostruzione integrale, gli anni e le intemperie ridussero, nel giro di pochi decenni, la cappella nuovamente in uno stato quasi di abbandono. Nell'agosto del 1966, la chiesa fu riaperta al pubblico dal parroco don Angelo Bonalumi, non prima di aver sottoposto l'interno e l'esterno dell'edificio sacro ad adeguati restauri: nuove decorazioni interne, nuovo intonaco sulle facciate esterne, nuovo tetto e nuova lattoneria. L'inaugurazione del rinnovato S. Rocco di Campagnano ebbe luogo il 16 agosto 1967.
Descrizione
La chiesa domina il belvedere di Campagnano, uno dei luoghi più suggestivi del Verbano per l'ampia veduta sul lago, sia in direzione sud, verso Stresa coronata dal Mottarone, sia in direzione nord, verso Locarno. Davanti, al centro del bacino d'acqua, si stagliano i profili degli isolotti dei Castelli di Cannero. L'edificio sacro odierno è il frutto delle trasformazioni tardo ottocentesche operate su un più antico fabbricato tardo cinquecentesco, di cui non è rimasta traccia. La chiesa accoglie i fedeli in un unico ambiente a pianta rettangolare, coperto con volta ribassata sostenuta su pennacchi e mascherata, all'esterno, da una copertura a doppia falda. Nel catino absidale, semicircolare, l'altare conserva la statua del santo titolare, qui venerato sin dalle origini per la tradizionale protezione offerta dalle cicliche ondate pestilenziali. Sul piazzaletto panoramico a lato della chiesetta, il 16 agosto di ogni anno, si svolge la tradizionale sagra del paese, un tempo incentrata sull'accensione di un grande falò.
Struttura
Murature d'ambito in pietrame da spacco reperito sul luogo e legato da giunti di malta; tutte le pareti esterne sono intonacate.
Impianto strutturale
Aula unica a pianta rettangolare, poco allungata, coperta con volta a botte ribassata appoggiata su quattro pennacchi angolari. La volta è mascherata all'esterno dal tetto a doppia falda che conferisce alla facciata il caratteristico andamento a capanna. L'abside ha sviluppo semicircolare ed è coperto da una calotta.
Pavimenti e pavimentazioni
Pavimento in mattonelle di marmo posate a correre, eredità dei lavori conclusi nel 1967.
Coperture
Il manto di copertura sopra le due falde della navata è in marsigliesi. Il manto di copertura dell'abside e del frontespizio della facciata è in "piode", ossia scandole di pietra a spacco.
Opere d'arte
Due lapidi, all'interno, ricordano i lavori di ricostruzione e restauro che hanno interessato la chiesetta tra 1898 e 1967. Una informa sull'opera di decorazione voluta da don Celestino Del Torchio nel 1915 e affidata al "valido pennello dell'amico pittore" Costantino Frisia. A opere di fine ottocento va riferito anche l'altare maggiore, cinto di balaustra durante i lavori del 1967.