Notizie Storiche |
934 (citazione intero bene)
La più antica traccia documentaria di una curtis dominicata ove si curavano gli interessi materiali dei presuli pisani risale al 2 marzo 934 ed è inserita in una carta ordinationis conservata presso l’archivio arcivescovile stilato nella “curte ad ecclesia sancti Georgii”.
1001 (citazione intero bene)
La “Curte Piscopi” in prossimità della chiesa di San Giorgio de Ponte è ricordata in un documento dell’archivio capitolare datato16 maggio 1001.
1116 (citazione intero bene)
Un atto del vescovo Pietro (del 16 febbraio 1116) venne redatto in “propria domo episcopi norite edificata post novam sancte Marie domum”, istituendo un collegamento tra la nuova dimora episcopale e la cattedrale, consacrata due anni più tardi da papa Gelasio II.
1135 (citazione intero bene)
Nel 1135, in occasione della stesura di un atto di vendita, la residenza del vescovo è denominata per la prima volta “palatium”, a testimonianza della presenza di un edificio di maggiore imponenza.
1178 (citazione intero bene)
Durante la visita a Pisa l’imperatore Federico Barbarossa sostò presso il palazzo arcivescovile con una parte del suo seguito.
1253 - 1277 (citazione intero bene)
L’Arcivescovo Federico Visconti non risiedette nel palazzo arcivescovile, ma fissò la sua dimora nella canonica di San Pietro in Vinculis, forse a causa della scarsa salubrità dell’aria nella zona dell’arcivescovado.
1323 - 1342 (citazione intero bene)
Nel XIV secolo, l’Arcivescovo domenicano Simone Saltarelli rinnovò il palazzo arcivescovile: gli interventi sono testimoniati dallo stemma del presule in facciata. Del palazzo “saltarelliano” sopravvivono inoltre brani di muratura e superfici dipinte che hanno consentito di assegnargli l’ala meridionale, con la parete est addossata alla chiesa di San Giorgio de Ponte, da questa epoca inserita nel palazzo.
1461 - 1474 (citazione intero bene)
Nella seconda metà del Quattrocento, l’arcivescovo Filippo de’ Medici promosse un radicale rifacimento del palazzo arcivescovile, intorno al corpo centrale del cortile-peristilio. Il rinnovamento e l’ampliamento del palazzo, secondo le nuove idee promosse dall’Alberti con il recupero dell’architettura vitruviana, furono affidate agli architetti legnaioli fiorentini Francesco di Giovanni (1428-1495), detto il Francione, e Bartolomeo di Fino (1450-1494), detto Baccio Pontelli. La facciata doveva essere caratterizzata da due corpi cantonali appena aggettanti.
1461 - 1474 (struttura intero bene)
Il nuovo palazzo inglobava l’ala sud, risalente all’epoca medievale, e aveva a sua volta incluso l’antica chiesa di san Giorgio de Ponte. In questa parte doveva già essere collocata la cappella, ristrutturata in seguito in epoca settecentesca. L’ala est risale come struttura in buona parte all’ampliamento quattrocentesco del palazzo, prospettante su uno spazio postico verde: qui era stato collocato l’originario appartamento arcivescovile.
1461 - 1474 (ala nord intero bene)
L’ala Nord fu interamente realizzata durante l’ampliamento quattrocentesco: presenta caratteristiche strutturali distinte e non ha attestazioni precedenti. Qui sorgevano gli ambienti destinati all’amministrazione della Mensa Arcivescovile, l’attuale scaloncino e la torre angolare della facciata ovest destinata ad accogliere uno scalone monumentale mai realizzato. I vari ambienti di questa ala recano numerosi stemmi dell’arcivescovo Filippo de’ Medici a sottolineare come sia stata costruita ex novo.
1664 (cappella intero bene)
La cappella del lato Sud, ricordata nei documenti anteriori agli anni Trenta del Settecento, si trovava nell'attuale sala del trono, voluta dal cardinale Pietro Maffi. L’arcivescovo Francesco Pannocchieschi d’Elci (1663-1702) fece dipingere la cappella suddetta realizzata da Domenico Pezzini e fece restaurare il soffitto ligneo del salone che reca il suo stemma.
XVIII - XIX (Sala delle Lauree prospetto sud, piano terra)
Fino al 1860, la sala era adibita al conferimento delle lauree dello Studio Pisano, avendo ricoperto l’Arcivescovo il ruolo di Gran-cancelliere dell’Università pisana fino a quella data.
1708 (scultura centrale cortile-peristilio)
Agli inizi del Settecento, lo scultore carrarese Andrea Vaccà realizzò la scultura posta al centro del cortile, raffigurante Mosè. Lo stesso artista realizzò anche i mascheroni marmorei posti nel fregio sommitale del peristilio.
1709 - 1794 (ampliamento intero bene)
L’Arcivescovo Francesco Frosini (1702-1733) intraprese la chiusura del verone sopra il loggiato est. Successivamente vengono realizzate la cappella grande nell’angolo sud-est e la camera dell’Udienza. Si procede anche all’innalzamento del secondo piano sul lato nord e sul lato est, e la realizzazione dell’orologio sul lato sud, completato nel 1790-94.
1739 - 1744 (campagna affreschi piano primo)
L’arcivescovo Francesco Guidi (1734-1778) fa affrescare la cappella dei santi Efisio e Potito da Francesco e Giuseppe Melani. Negli anni successivi sono attivi nel palazzo altri artisti che affrescano alcune sale: Giuseppe Zocchi nell’anticappella dipinge tre affreschi con Storie di Abramo (1751), e Pietro Giarrè realizza un capriccio con vedute di rovine e raffigurazioni delle Virtù (1772) in una delle sale del lato ovest.
1780 - 1788 (ristrutturazione piano primo)
Gli interventi promossi dall’arcivescovo Angiolo Franceschi (1778-1806) conferirono al palazzo l’assetto attuale: fu completata la chiusura dei loggiati superiori, furono realizzati il quartiere d’estate sul lato sud e la nuova cappella piccola e fu eseguita la sopraelevazione del lato sud. Dal 1782 la cappella venne affrescata dal quadraturista Mattia Tarocchi e dai pittori Giovan Battista Tempesti e Giuseppe Melani.
1786 - 1796 (Sala delle Lauree piano terra)
Alla fine del XVIII secolo, la Sala delle Lauree, collocata nell’angolo sud est dal 1659, venne restaurata. Giovanni Stella dipinse sul soffitto lo stemma dell’arcivescovo Franceschi e Giovan Battista Tempesti realizzò l’affresco raffigurante l'Allegoria della Divina Sapienza che illumina Pisa.
1787 (nuovo allestimento giardino sud)
Su progetto dell’ingegnere Stefano Piazzini, venne realizzato il nuovo allestimento per il giardino sud del Palazzo, con ingresso da Via della Faggiola. Furono costruite la Limonaia, oggi sede dell’archivio diocesano, due nicchie decorate con nicchi marini e la raffigurazione della dea Pomona.
1791 (cavalcavia prospetto sud)
Alla fine del XVIII secolo, venne realizzata la facciata sud, rivolta verso il giardino. Il cavalcavia, in precedenza rialzato, venne decorato. Nel 1805, sul terrazzino, fu collocata una meridiana.
1803 - 1806 (ristrutturazione prospetto principale)
L’Arcivescovo Angiolo Franceschi fece modificare la facciata del palazzo arcivescovile, che assunse l’attuale aspetto neocinquecentesco su progetto dell’ing. Stefano Piazzini.
1805 (terrazzino del cavalcavia prospetto sud, piano primo)
Sul terrazzino del cavalcavia, che collega il palazzo con il giardino laterale dell’arcivescovado, nel 1805 fu collocata una meridiana, tuttora esistente.
1839 - 1851 (completamento prospetto principale)
L’Arcivescovo Giovan Battista Parretti fece realizzare, a completamento della facciata neocinquecentesca, la torre angolare sud.
1850 (portale d'ingresso prospetto principale)
L’attuale portale dell’arcivescovado fu realizzato su disegno dell’ing. Tito Papasogli.
1904 - 1932 (allestimento Sala del Trono)
Nella sala che originariamente ospitava l’antica cappella il cardinale Pietro Maffi fece realizzare la cosiddetta “sala del Trono”, con rivestimento delle pareti in damasco rosso riquadrato da listelli dorati. Lungo le pareti furono disposti pezzi di arredamento con stemmi dell'Arcivescovo, tra cui un baldacchino sovrastante una poltrona lignea dorata.
1906 (completamento chiostro-peristilio)
A seguito del trasferimento degli uffici della curia arcivescovile dal lato ovest al lato sud del chiostro, l’arcivescovo Pietro Maffi fece collocare due gradule con la cronotassi dei vescovi e arcivescovi di Pisa e una serie di sette busti degli arcivescovi (a partire da Angiolo Franceschi), realizzati dallo scultore Antonio Bozzano.
1910 (completamento Sala delle Lauree)
In occasione della riapertura della facoltà teologica, l’Arcivescovo Pietro Maffi fece collocare il busto marmoreo di Pio X nella sala delle Lauree sul lato sud.
1920 (biblioteca Maffi piano primo)
In alcune sale del lato nord, adibite in precedenza a locali di servizio, il cardinale Pietro Maffi fece realizzare una biblioteca che oggi porta il suo nome e costituisce la sezione storica della biblioteca diocesana. Nei locali della biblioteca, sulla testa di una delle travi del soffitto piano ligneo, è tuttora visibile lo stemma di Filippo dei Medici.
1932 - 1947 (ristrutturazione giardino est)
Durante l’episcopato dell’arcivescovo Gabriele Vettori, le scuderie collocate nel giardino est del Palazzo, ormai in disuso, furono trasformate in rimesse e in abitazioni.
1938 (pavimentazione piano primo)
In occasione dei restauri del palazzo, l’Arcivescovo Vettori fece realizzare in alcuni locali (anticappella, cappella dei Santi Efisio e Potito, corridoi, salone) nuovi pavimenti in marmo, che recano il suo stemma.
1948 - 1970 (ristrutturazione, restauro intero bene)
L’arcivescovo Ugo Camozzo si limitò alla riparazione dei danni subiti dal palazzo durante l’ultimo conflitto bellico.
1979 - 1981 (coperture prospetti est e nord)
L’arcivescovo Benvenuto Matteucci provvide al restauro e alla manutenzione delle coperture del palazzo, soprattutto sui lati est e nord.
1992 - 1994 (ascensore prospetto nord)
Realizzazione ascensore di collegamento tra piano terra/piano primo/piano secondo, comprensivo di vano tecnico.
2000 (sistemazione area esterna prospetto nord)
Sistemazione esterna dell'area antistante il fronte nord, consistente nella realizzazione di un parcheggio comprensivo di pavimentazione, creazione di aree verdi, impianto idrico e di smaltimento acque, ecc.
2002 - 2004 (Biblioteca Maffi prospetto nord)
Nuova configurazione della biblioteca, consistente in modeste modifiche di carattere edile riguardante la distribuzione degli spazi e successiva realizzazione di nuove scaffalature dotate di soppalchi, scale di accesso, impianto antincendio di spegnimento automatico.
2003 - 2005 (ripavimentazione cortile-peristilio)
Intervento di ripavimentazione dell'area centrale del portico comprensiva di scavi, realizzazione di soletta in c.a., massetto e pavimentazione in pietra. Il tutto comprensivo di sistema di allontanamento delle acque meteoriche.
2006 (restauro cortile-peristilio)
Restauro degli intonaci del peristilio (pareti e volte), oltre a quello di capitelli e cornici in pietra. Revisione infissi e tinteggiatura complessiva.
2009 (restauro e consolidamento prospetto nord, piano primo)
Archivio amministrativo. Restauro/consolidamento dei locali con intervento alle strutture di copertura, nuova pavimentazione, realizzazione di impianto elettrico/idrico, comprensivo di nuova scaffalatura a struttura lignea con ballatoio e scala di accesso.
2010 (rifacimento intonaci ufficio scuola)
Rifacimento degli intonaci interni e successiva tinteggiatura.
2011 - 2012 (restauro e consolidamento prospetto est-ovest, piano secondo)
Intervento di consolidamento/restauro delle coperture dell'ala est ed ovest, consistente nella sostituzione di alcuni elementi dell'orditura principale e secondaria, realizzazione dell'impermeabilizzazione e sostituzione di parte del manto.
2012 (restauro della copertura prospetto sud, chiostro-peristilio)
Intervento alla copertura consistente nella sostituzione di alcuni elementi dell'orditura principale e secondaria, realizzazione dell'impermeabilizzazione e sostituzione di parte del manto.
2013 (restauro pittorico prospetto sud, piano primo, cappella)
Recupero pittorico dei dipinti delle pareti e della volta della cappella dei Santi Efisio e Potito, compreso il consolidamento di alcune piccole porzioni di intonaco distaccato.
2013 - 2014 (ristrutturazione e restauro prospetto est, piano secondo)
Restauro complessivo dei locali consistente nella realizzazione della nuova pavimentazione del corridoio e restauro di quella degli uffici, restauro soffitti, integrazione lacune dei dipinti delle volte, realizzazione nuovo impianto di climatizzazione estiva/invernale ed illuminazione, realizzazione nuovi infissi.
2014 (consolidamento prospetto nord, seminterrato)
Intervento di consolidamento delle volte a mattoni poste sotto l’ufficio tecnico ed economato mediante iniezioni di resine epossidiche.
2018 - 2019 (restauro soffitto prospetto sud, piano primo, anticappella)
Restauro soffitto a cassettoni consistente nella ripulitura, integrazione lacune, controllo assi e verifica statica parti appese oltre ad intervento pittorico ad integrazione delle porzioni mancanti. |
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Descrizione |
Il palazzo arcivescovile si affaccia su piazza dell’Arcivescovado,,delimitato da Via Corta a ovest, da Via Pietro Maffi a nord e da Via Capponi a sud. È collegato da un cavalcavia con il giardino sul lato sud, dove sorge la limonaia settecentesca, oggi sede dell’archivio storico diocesano. Il palazzo è affiancato a nord da un cortile adibito a parcheggio ed è cinto a nord-est e a est da orti e giardini. Nella zona orientale del palazzo, un tempo adibita a scuderie, si trovano locali di servizio. L’area dell’arcivescovado è direttamente collegata con la piazza del duomo: fino al 1154 le due aree erano separate da mura e la cattedrale sorgeva in località Catallo, messa in comunicazione con l’episcopio attraverso la Porta Archepiscopi. Il palazzo arcivescovile si sviluppa intorno al peristilio centrale quattrocentesco, dotato di portico terreno ad arcate su colonne in marmo, con il verone del primo piano scandito da colonne trabeate marmoree, originariamente aperto e poi tamponato nel corso del XVIII secolo. Il prospetto ovest, rivestito all’esterno dalla facciata ottocentesca in stile neocinquecentesco, ospita al centro l'ingresso principale al palazzo, costituito da un passaggio voltato che consente l'accesso al peristilio. Quest'ultimo è formato da un corridoio colonnato, su cui si affacciano stanze adibite ad uf-fici. Al primo piano gli ambienti rivolti verso la piazza sono costituiti da un ampio salone seguito da sale decorate ad affresco, mentre le stanze rivolte verso l'interno sono adibite alle udienze dell’Arcivescovo. L’ala sud ingloba i resti del palazzo arcivescovile di epoca medievale e l’aula dell’antica chiesa di san Giorgio de Ponte. A piano terra è occupata dal corridoio del chiostro su cui si affacciano gli uffici di curia e la cosiddetta Sala delle Lauree, in seguito rinominata sala Pio X. Al piano superiore le sale che si affacciano su Via Capponi sono ornate con affreschi e decorazioni settecenteschi, mentre quelle che si aprono sul cortile interno facevano parte del cosiddetto “quartiere d’estate”, realizzato al tempo dell’arcivescovo Angelo Franceschi (1778-1806). In questa parte è collocata tuttora la cappellina nuova, cosiddetta per distinguerla dalla cappella dei Santi Efisio e Potito situata nell’angolo sud-est. L’ala est, attraversata a livello del piano terra da un ampio passaggio voltato simmetrico a quello che si apre al centro della facciata opposta, accoglie nell’angolo nord una cappella officiata, realizzata nella seconda metà del secolo scorso. Al piano superiore le sale sono destinate agli appartamenti privati, mentre la zona rivolta verso il peristilio ospita un lungo corridoio adibito a galleria. L’intera ala, sopraelevata di un piano all’inizio del XIX secolo, è decorata da un orologio settecentesco sormontato da una struttura a giorno provvista di una campana (la decorazione a stucco fu realizzata da Giacomo Gioia e da Giuseppe Ferri tra il 1789 e il 1794). L’ala nord risale totalmente all’ampliamento quattrocentesco del palazzo e presenta caratteristiche strutturali distinte. A piano terra, vicino al lato ovest, si apre lo scalone che conduce al piano superiore, ridimensionato rispetto al progetto originario. Al piano terra, le stanze che si affacciano sul cortile sono occupate prevalentemente dalle cantine, sopra le quali si eleva un mezzanino nella seconda metà del corpo di fabbrica, adibito ad uffici dopo essere stato a lungo sede dell’archivio arcivescovile. Al primo piano, rivolto verso il chiostro, si affaccia un lungo corridoio destinato a galleria, mentre nella parte esterna le sale che si aprono su Via cardinale Maffi sono occupate in parte dall'omonima biblioteca e da locali privati e di servizio dell’appartamento arcivescovile. Anche questa ala fu sopraelevata di un piano ed è accessibile tramite ascensore e scala interna.
Impianto strutturale |
Il Palazzo Arcivescovile, costituito da corpi di fabbrica disposti intorno al cortile-peristilio, prospetta su piazza Arcivescovado, pavimentata con manto in conglomerato bituminoso ed attualmente perimetrata da dissuasori in ghisa. L'edificio è il risultato di una somma di interventi aggregativi succedutisi nei secoli, che hanno portato alla creazione di una pluralità di volumi, distribuiti su quattro ali intorno al chiostro centrale. Da quest'ultimo dipartono i collegamenti verticali con i piani superiori e la scansione del suo colonnato segna il passo delle aperture del piano terra e dei piani superiori. I volumi che si affacciano sul peristilio, pur risalendo ad epoche diverse, rispettano una tipologia comune costituita da tre piani fuori terra, portico al pianterreno, loggia coperta (e successivamente tamponata) al primo piano, rialzamento di un ulteriore piano. Fa eccezione l'ala nord, che risulta più profonda e dotata di un'articolazione planoaltimetrica più complessa, essendo caratterizzata anche dalla presenza di un piano ammezzato. |
Struttura |
Struttura portante verticale costituita essenzialmente da pareti in muratura continua in pietra mista a laterizio, intonacate e tinteggiate da ambo i lati, ad eccezione degli ambienti seminterrati delle cantine, in cui alle pareti perimetrali in muratura si associa una fitta rete di pilastri posti a sostegno di volte a crociera. La stessa struttura si ripete nel soprastante piano ammezzato. Il peristilio è caratterizzato da una struttura portante costituita da colonne in marmo a sostegno di volte a crociera. La struttura degli orizzontamenti varia di piano in piano e a seconda del periodo di realizzazione: il piano terra mostra l'intera ala sud e buona parte della ovest coperta con volte a padiglione più o meno lunettate, mentre l'ala est presenta una preponderanza di volte a botte. Il lato nord è caratterizzato da volte a crociera, presenti soprattutto nelle cantine (di esse buona parte è priva di intonaco e mostra l'incoltellato in laterizio) e nella copertura del peristilio (completamente intonacate e tinteggiate). Al primo piano si trovano quasi esclusivamente locali voltati a padiglione, decorati da dipinti murali se riferibili a sale di rappresentanza oppure semplicemente tinteggiati. Fanno eccezione alcuni locali della Biblioteca Maffi che presentano soffitti piani a struttura lignea con travi travicelli e mezzane tinteggiate e dell'anticappella che presenta un soffitto piano a cassettoni riccamente decorato e dipinto. Rare a questo livello le crociere, presenti nel disimpegno nord-est e nei ripiani scalone). Al secondo piano si alternano soffitti a struttura lignea con mezzane (v. ala nord) a volte a padiglione molto ribassate (quasi a schifo) e dipinte (v. ala est). Volte a botte semplicemente tinteggiate per i corridoi. Il piano ammezzato presenta esclusivamente volte a crociera intonacate semplicemente tinteggiate. Solo uno dei locali ha un controsoffitto in cartongesso di recente realizzazione (che cela un probabile solaio a travi e travicelli in legno). |
Pianta |
Il piano terra è costituito da una serie di locali, in parte collegati fra loro, che si sviluppano ad anello intorno al cortile-peristilio e dal quale trovano accesso. Verso l'esterno tali stanze sono dotate di affacci (ma non attraversamenti) per mezzo di alte finestre. Il corpo di fabbrica posto sul alto nord è più profondo rispetto a tutti gli altri, più articolato e complesso sia altimetricamente che planimetricamente: presenta ampi locali voltati, affiancati al primo anello, alcuni dei quali si sviluppano a quote inferiori rispetto a quella del cortile, come le cantine o a quote intermedie come nel caso del mezzanino. Sull'asse est-ovest si aprono due passaggi voltati che mettono in comunicazione il palazzo con la piazza antistante (fronte ovest) e il palazzo con il retrostante postico verde tenuto a "prato" (fronte est). Il primo piano è costituito da una serie di locali che si sviluppano lungo due anelli concentrici attorno al cortile centrale, il più interno dei quali nasce nei primi anni del XVIII secolo con la chiusura di quello che in origine era il "verone" impostato sul portico inferiore. L'anello esterno, che affaccia sulla città, è costituito sui fronti ovest, sud ed est da un'infilata di sale collegate tra loro, aventi funzioni di rappresentanza o residenziale; l'anello interno è occupato, sui lati nord ed est, da due corridoi-galleria e, sui lati sud ed ovest, da locali privati (ex quartiere d'estate) e da quelli utilizzati per le udienze dell'Arcivescovo. Una considerazione a parte merita ancora una volta l'ala nord, che presenta caratteristiche distributive diverse: sul consueto doppio anello si innestano altri locali più esterni e più articolati (v. Biblioteca Maffi); sono inoltre presenti i collegamenti verticali tra i piani terra e primo sia nell'angolo nord-ovest (scalone d'ingresso) che in quello nord-est (scala di servizio). Il secondo piano rappresenta la sopraelevazione delle strutture murarie dell'anello più esterno, avvenuta in più tempi fra il 1709 ed il 1788. Gli spazi così ricavati, concentrati nelle ali nord ed est, sono caratterizzati da lunghi corridoi a servizio di numerosi vani oggi destinati sostanzialmente ad uffici. Le ali sud ed ovest presentano invece dei vani fittizi dotati di pareti perimetrali finestrate e copertura, ma privi di piani di calpestio (sono infatti accessibili per mezzo di camminamenti di servizio posti sopra le volte del piano inferiore). Da questo livello, nell'angolo sud-est del palazzo, sono peraltro visibili le tracce del paramento murario dell'originaria chiesa di San Giorgio de Ponte, poi inglobata nella struttura quattrocentesca. Il mezzanino: l'ala nord, a differenza di tutte le altre, presenta una articolazione spaziale su tre piani ottenuta per mezzo dell'interramento parziale di alcuni locali del piano terra (cantine) ed il ribassamento dei relativi soffitti voltati. In questa porzione è stato pertanto ricavato un piano cosiddetto "ammezzato" a cui si accede da uno scalone posto nella parte orientale dell'ala e che si incastra altimetricamente tra le cantine ed il primo piano. |
Coperture |
Le coperture del piano secondo sono costituite da un'unica falda, spiovente verso l'esterno sui fronti est e sud e spiovente verso il cortile interno sui fronti nord e ovest, con manto di copertura in coppi ed embrici. Al primo piano le coperture interessano il volume del loggiato, poi tamponato all'inizio del XVIII secolo: anche in questo caso si tratta di copertura ad unica falda, spiovente verso il cortile interno, con manto di copertura in coppi ed embrici. Sempre allo stesso piano, le coperture dei corpi di fabbrica posti a nord (uffici e spazi di servizio) presentano le stesse caratteristiche tipologiche. In questo caso la struttura è costituita da profilati metallici e tavelloni con soprastante getto di ripartizione e manto di copertura in coppi ed embrici. |
Pavimenti e pavimentazioni |
Nel palazzo si trovano diverse tipologie di pavimenti che variano per materiale, dimensione, modalità di posa e epoca di realizzazione. Complessivamente la tipologia più frequente è senz'altro quella in cotto, disposto a spina diagonale con fascia diritta lungo le pareti. Un discorso a parte è riservato alla pavimentazione del cortile-peristilio che svolge anche funzioni di raccolta e regimazione delle acque. Il loggiato vero e proprio presenta una pavimentazione a lastre squadrate e scalpellinate di pietra grigia, disposte a correre, in senso trasversale rispetto ad ogni lato. Da notare nella tessitura del pavimento la presenza di alcuni chiusini in pietra posti al centro dei corridoi nord, est e sud, in asse con le colonne, che costituiscono l'accesso alle cosiddette "buche del grano", utilizzate fino a fine '800 per la conservazione del grano prodotto nelle tenute arcivescovili. Lo spazio centrale a cielo aperto ha invece una pavimentazione costituita da lastre di pietra rettangolari con lavorazione diagonale a scalpello, posate a correre secondo il senso di scorrimento dell'acqua di ogni falda. Si tratta di una struttura a padiglione con vertice in corrispondenza della statua del Mosè, posta al centro del cortile, e gronda lungo il perimetro del peristilio. Per la raccolta delle acque è stata infatti realizzata una canalizzazione con rivestimento in cotto e marmo che corre lungo il colonnato ed è interrotta solo in corrispondenza dei varchi di collegamento con l'esterno. I locali del piano terra dell'intera ala sud presentano una pavimentazione in cotto con finitura naturale, delle dimensioni approssimative di 15x30 cm, disposto a spina diagonale, così come buona parte dei locali dell'ala ovest e di alcuni dell'ala nord ed est. In quest'ultima si trovano gli unici locali del piano terra pavimentati in marmo, come nella cappella novecentesca e nei locali ad uso ufficio (Caritas). Buona parte dei locali dell'ala nord è rappresentata dalle cantine seminterrate che, prive di pavimentazione, presentano un piano di calpestio sterrato. Gli ambienti del primo piano presentano nella maggior parte dei casi pavimento in cotto a spina diagonale, declinato in numerose varianti: cotto naturale (v. Biblioteca Maffi), cotto smaltato (alcune sale di rappresentanza e locali di servizio), cotto smaltato con disegni geometrici e/o floreali (sale di rappresentanza dell'ala sud). Una pavimentazione in cementine bianche e nere, disposte a scacchiera diagonale con fasce laterali parallele, è presente in alcune stanze della biblioteca Maffi. I corridoi-galleria est e nord, i relativi disimpegni, l'anticappella e la cappella dei Santi Efisio e Potito sono caratterizzati da pavimenti in marmi colorati a disegni geometrici. Quello del salone dei ricevimenti e quello dell'anticappella, realizzati nel 1934, ospitano al centro lo stemma intarsiato dell'Arcivescovo Vettori. L'intero secondo piano presenta locali pavimentati in cotto a spina diagonale con finitura naturale, ad eccezione di alcuni locali dell'ala est in cui la spina è parallela. Servizi igienici in gres porcellanato. La pavimentazione ammezzato è sostanzialmente realizzata in cotto, disposto a correre longitudinalmente alle pareti. Alcuni uffici hanno pavimenti in marmo con effetto palladiana e in graniglia (formato 20x20 cm), senz'altro frutto di un intervento di ristrutturazione. |
Facciata |
La facciata, rivolta verso la piazza del duomo, occupa il prospetto occidentale del palazzo: oggi si presenta con un aspetto neocinquecentesco riconducibile all’intervento voluto dall’arcivescovo Angiolo Franceschi su disegno dell’architetto Stefano Piazzini (1803 – 1806). Al centro si apre il portale realizzato nel 1850 dall’ingegnere Tito Papasogli, sormontato da un balcone definito da una balaustra con 18 pilastrini, aggettante dal finestrone centrale del secondo ordine. Il nuovo grande portone, in sostituzione di quello seicentesco, fu realizzato dal legnaiolo Piero Mariotti nell’Ottocento. Alla stessa epoca risalgono i paracarri a voluta in ghisa e le maschere leonine in ottone fuso dei battenti. Il prospetto risulta suddiviso in tre ordini da cornici marcapiano: il primo presenta sei aperture quadrangolari con cornice in pietra serena; il secondo è caratterizzato da sette finestroni con coronamento a timpano e ad arco: le grandi aperture centrali recano sull’architrave l’iscrizione "CAROL(us) ANT(onius) PUTEUS AR-CHIEP(iscopus)", con riferimento all’arcivescovo Carlo Antonio Dal Pozzo (1582-1607). Sopra la finestra centrale è collocato un bassorilievo marmoreo con raggiera, nuvolario e monogramma di Cristo (IHS), realizzato nel 1729 da Giovan Battista Vaccà. Il terzo ordine presenta infine sette finestre con cornice modanata. La facciata è conclusa lateralmente da due torri angolari aggettanti che ne acuiscono l’aspetto fortificatorio: la torre angolare nord è svuotata al proprio interno e mascherata anteriormente dalla struttura neocinquecentesca, mentre quella sud, realizzata alla metà dell’Ottocento a completamento della nuova facciata, è in realtà una falsa torre. A destra dell'ingresso centrale, inserito nel paramento murario, sopravvive una traccia dell'antico palazzo trecentesco: l'arco residuo con stemma dell’arcivescovo domenicano Simone Saltarelli (1323–1342), promotore del rinnovamento e dell’ampliamento del palazzo arcivescovile nel XIV secolo. |
Peristilio |
Il peristilio, realizzato intorno al 1465, è costituito da un portico terreno ad arcate su colonne in marmo, sorretto da 34 colonne con capitello composito italico. Quattordici capitelli risalgono al XV secolo, mentre gli altri sono stati sostituiti nelle varie epoche a causa di usura o rotture. Altrettanti clipei marmorei scolpiti a motivi fitomorfi sono posti nei tasselli tra le arcate: una parte di questi presentano raffinati intagli naturalistici e sono opera di Domenico di Giovanni da Milano e della sua taglia. Il portico, coperto da volte a crociera, è decorato lungo le pareti da capitelli compositi pensili a sostegno della ricaduta delle crociere, coevi alla realizzazione del cortile. Lungo i corridoi dei loggiati sono stati realizzati nel tempo alcuni depositi interrati per la conservazione del grano prodotto nelle tenute arcivescovili. Le cosiddette “buche del grano” sono 27, disposte al centro della pavimentazione in corrispondenza delle colonne, e presentano una struttura in laterizio dotata di chiusino in pietra, con una capienza di circa cinque metri cubi. Nel 1708, lo scultore carrarese Andrea Vaccà realizzò la scultura posta al centro del cortile, raffigurante Mosè: la statua è collocata su una base quadrangolare ornata con volute angolari e con mascheroni da cui sgorgava una fonte. Fino al Seicento infatti era ricordata la presenza di una cisterna per l’acqua, chiusa a seguito di un tragico evento e sostituita dalla fontana settecentesca. Lo stesso artista realizzò anche i sedici mascheroni marmorei posti nel fregio sommitale del peristilio, dalle cui bocche fuoriescono altrettante fistole metalliche per lo sgrondo delle acque piovane dai tetti del cortile. |
Cappelle |
La prima attestazione di una cappella nel palazzo arcivescovile risale al 1157. Attualmente sono presenti due cappelle settecentesche, site sul lato sud e nell’angolo sud-est del primo piano, e una cappella di più recente edificazione sul lato est del piano terra. Nell’ala meridionale del palazzo, al piano nobile, una cappella è ricordata fin dal XVII secolo nella stanza che si affaccia su Via Capponi e che, agli inizi del Novecento, fu trasformata nella Sala del Trono per volere del Cardinale Pietro Maffi. Nel 1664, tale cappella fu decorata dal pittore Domenico Pezzini su commissione dell’arcivescovo Pannocchieschi d’Elci (1663-1702). Nel XVIII secolo, una nuova cappella sorta nell’angolo sud-est del primo piano fu fatta affrescare ai fratelli Giuseppe e Francesco Melani dall’Arcivescovo Francesco Guidi (1739-1744). La cappella, dedicata ai santi Efisio e Potito (raffigurati nell’atto del martirio sull’altare maggiore), è interamente affrescata con quadrature raffiguranti architetture illusorie, che ne dilatano la struttura reale. Lungo le pareti sono dipinte figure allegoriche, mentre sul soffitto è rappresentata la Glorificazione della Vergine Immacolata. La cosiddetta "cappella nuova" si trova sul lato sud del primo piano, rivolta verso il peristilio: fu realizzata nel 1781 e decorata ad affresco da Giovan Battista Tempesti. Nella volta è raffigurata la Madonna che appare a San Ranieri, mentre sulle pareti laterali sono rappresentati San Pietro e un Santo Vescovo. Sopra l’altare campeggia il dipinto murale di San Francesco in venerazione della Madonna col Bambino, opera di Giuseppe Melani, tra quadrature realizzate da Mattia Tarocchi. Dalle fonti documentarie risulta che la cappellina era dotata di un piccolo campanile, oggi non conservato. La cappella novecentesca, tuttora officiata, si affaccia sul lato est del chiostro e reca sulla porta di ingresso una pittura murale con cartella, dove è raffigurato un calice con l’eucarestia e l’iscrizione “venite adoremus”. |
Elementi decorativi |
Il peristilio centrale del palazzo arcivescovile presenta una ricca decorazione scultorea realizzata nella seconda metà del Quattrocento da Domenico di Giovanni da Milano e dalla sua taglia. Nei clipei posti tra gli archi, sono intagliati ricchi motivi fitomorfi, che in alcuni casi celano al centro raffinate allusioni allo stemma mediceo nella raffigurazione della melagrana e del diamante. I capitelli italici degli archi del chiostro rielaborano i motivi classici in una moderna interpretazione di matrice albertiana. I peducci delle crociere del portico terreno risalgono al 1465 sono costituiti da capitelli pensili compositi italici (in un caso la voluta laterale è occupata dalla raffigurazione del volto di un cherubino). Nella fascia del parapetto del verone sono collocati alcuni stemmi dell’arcivescovo Filippo de’ Medici (1462 – 1474), mentre altri stemmi arcivescovili sono collocati nel cortile a testimoniare le diverse fasi edificatorie del palazzo dal cinquecento al Settecento. Tra questi lo stemma araldico in marmo di Onofrio Bartolini de’ Medici (1519-1555) e di Angelo Franceschi (1778-1806). Al centro del cortile è collocata la statua marmorea raffigurante Mosè, opera settecentesca dello scultore Andrea Vaccà. A piano terra, nel passaggio che consente l’ingresso al palazzo (prospetto ovest), è collocata una pittura murale che raffigura lo stemma dell’arcivescovo Carlo Antonio Dal Pozzo (1582-1607). Nel 1804, il pittore Pietro Larucci realizzò lo stemma dell’arcivescovo Angelo Franceschi (1778-1806) nella prima stanza a sinistra dell'ingresso principale, quando la sala, insieme alla successiva, divenne sede dell’archivio arcivescovile. Nella seconda stanza campeggiava già sul soffitto lo stemma dell’arcivescovo Giuliano de’Medici, realizzato dal pittore Francesco Borghetti, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dell’Accademia nel 1623. Sul lato sud del palazzo, nella sala Pio X, già Sala delle Lauree, trovano posto sulla parete sinistra l’affresco di Giovan Battista Tempesti raffigurante L’Allegoria della Sapienza divina e, sul soffitto, lo stemma dell’arcivescovo Angelo Franceschi (1778-1806), dipinto dll’allievo Giovanni Stella. |
Elementi decorativi |
Il palazzo arcivescovile è stato ampiamente decorato nelle varie epoche di edificazione: della fase trecentesca restano 16 edicole goticheggianti con stemmi araldici, collocate in controfacciata (prospetto ovest), in corrispondenza delle soffitte senza solai di alcune sale del primo piano, oggi non più agibili. Nel pianerottolo dello scalone principale è visibile un affresco quattrocentesco raffigurante Cristo Crocifisso, coevo all’edificazione di quella zona del palazzo. In testa al muro di spina delle due rampe che costituiscono lo scalone è collocato un capitello composito quattrocentesco, opera di Lorenzo di Salvatore da Settignano, rimaneggiato successivamente. Al primo piano, sul lato ovest e sul lato sud, si susseguono numerose sale affrescate nel XVIII secolo, in questa sede saranno segnalati i principali cicli pittorici. Sul lato ovest che si affaccia su piazza dell’Arcivescovado, dopo il grande salone, si apre una piccola sala decorata nell’ultimo quarto del Settecento da Pietro Giarrè con scene di paesaggio con rovine e raffigurazioni delle Virtù. Segue un’ampia sala con figure di Profeti, realizzate da Vincenzo Piattelli e Pietro Larucci. Sulla volta è rappresentato il Profeta Elia che getta il mantello a Eliseo. Proseguendo sul lato sud, dopo la sala del trono, si aprono una dopo l’altra stanze con decorazioni murali alle pareti: nella quarta sala sono raffigurate le personificazioni dei Fiumi Tigri, Indo, Eufrate e Nilo del XIX secolo. Segue una sala affrescata da Giovan Battista Tempesti, che sopra al camino dipinse a monocromo San Paolo che brucia libri pagani nella città di Efeso e, nella volta, il Trionfo delle Virtù. Nell’anticappella sono state realizzati alle pareti affreschi con Storie di Abramo da Giuseppe Zocchi nel 1751. Nelle sale adiacenti alla cappella nuova, sono affrescate le Virtù Teologali attribuite a Ranieri Allegranti (1782) e La Chiesa Trionfante assegnata a Vincenzo Giuria (1782). In alcune sale private del lato est si trovano altre scene realizzate da Giovan Battista Tempesti, raffiguranti Il Buon Pastore e Il sogno di Giacobbe (1792). Nei diversi locali del palazzo arcivescovile sono conservati dipinti di varie epoche provenienti dalla cattedrale, dal battistero e da alcune chiese della diocesi, raccolti nel palazzo in periodi diversi a seguito di eventi bellici o per evitarne la dispersione. |
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